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Ogni anno, sprattutto durante la festa della Trinità, migliaia di fedeli si recano nel santuario montano di Vallepietra (RM), spinti da profonde motivazioni spesso riconducibili ad un bisogno di aiuto e conforto, ma anche dal richiamo della secolare tradizione. Ancora oggi i pellegrini percorrono a piedi strade asfaltate e impervi sentieri di montagna per trovarsi a tu per tu con la Trinità ed esprimere al suo cospetto gratitudine per uno scampato pericolo, una richiesta di guarigione o semplicemente una preghiera. Laddove tutto è possibile, si mostra e perfino si urla il proprio dolore, affinché la potenza sia compassionevole e conceda la grazia. E’ un incontro tanto atteso, carico di forti tensioni interiori , che può generare incontrollate reazioni emotive. Al culto trinitario nella seconda metà dell’Ottocento si è aggiunto quello per Sant’Anna. Diverse sono le leggende di fondazione. La più nota narra che un contadino stava arando con due buoi al di sopra dello strapiombo sovrastante la grotta, quando i due animali precipitarono con l’aratro nel vuoto. L’agricoltore corse a vedere e con grande meraviglia trovò i due animali sani e salvi, inginocchiati verso l’immagine divina in atto adorazione. Gli studi storico-antropologici di Di Nola e di F. Caraffa fanno risalire al medioevo, XI – XII secolo, la fondazione del culto, forse ad opera di san Domenico di Cocullo, presente in un affresco della grotta. Anche il dipinto raffigurante l’immagine della Trinità, non canonica per la ripetizione identica delle tre figure, tanto da aver richiesto una particolare dispensa per essere lasciata al culto popolare, è databile al 1200 ed è di impostazione bizantineggiante. Altri ipotizzano che la sua origine sia dovuta ad un’azione di monaci basiliani venuti dall’oriente o che risalga ad un’età precristiana, le cui tracce sarebbero ancora riscontrabili nell’attuale contesto religioso. Dopo il giorno di permanenza alle prime luci dell’alba, i fedeli si raggruppano attorno ai labari per far ritorno. Con lo sguardo rivolto alla Trinità indietreggiano e cantano meste parole di addio. Le voci si intrecciano, si mescolano, si dilatano, tutto lo spazio risuona dell’anima corale dei pellegrini. Di prima mattina ha inizio il cosiddetto Pianto delle Zitelle, una sacra rappresentazione dei misteri della passione di Gesù Cristo, cantata da ragazze nubili di Vallepietra. Con molta probabilità il Pianto è stato introdotto nella seconda metà dell’Ottocento e forse la scelta di affidare alle giovani vallepietrane l'intero canto avvenne per inserire in un contesto più canonico la figura di quelle zitelle, che qui durante la festa esercitavano a pagamento l’antica pratica della richiesta di grazia per procura. Come all'arrivo così nel ritorno è tradizione antica gettare sassi alla base della croce, in segno di rispetto e devozione. A valle del santuario, prima di lasciare la zona sacra, i devoti raccolgono piccole pietre che gettano dal ponte nelle acque del torrente Simbrivio, sussurrando a volte “via i peccati miei”. Con il massimo rispetto ho affrontato nel tempo questo grande fenomeno religioso esistente a Vallepietra e ho cercato di mantenere il giusto equilibrio, umano ed etico, nella fase di documentazione così come in quella di montaggio, ma non è stato facile, soprattutto per il forte impatto con il dolore e la miseria degli uomini. Non so quindi se ci sono riuscito o almeno in parte, perchè non sempre le immagini sono liete e un po' distaccate, quali dovrebbero essere quelle di una festa, ma nel mondo popolare la festa è partecipata e vissuta in altri modi e con significati diversi, spesso estranei ad altre fasce sociali. Ognuno porta qui i problemi e le difficoltà della vita per trovare una risoluzione, una via di uscita, con l'affidarsi completamente alla volontà divina. Ho atteso per rendere pubbliche queste immagini, sperando che la profondità temporale sia sufficiente a vedere con il filtro della storia i fatti di allora, tanto più che quel mondo è oggi scomparso, ma non le ferite degli uomini che attendono sempre la nostra umana comprensione e solidarietà, senza essere sopraffatti dalla indifferenza. Il video si riferisce essenzialmente agli anni fine Settanta inizio Ottanta del secolo scorso, pur tuttavia vi sono scene di altri anni, come per il Pianto, che non mi fu possibile riprendere prima per il fatto che giravo in pellicola super 8 muto . La sonorizzazione del filmato si deve alle registrazioni su audiocassette effettuate allora.

Per saperne di più si veda nelle pubblicazioni di questo sito l'articolo LA TRADIZIONE DELLE ZITELLE O VERGINELLE O SCAPILLATE.
IPOTESI SULL’INTRODUZIONE DEL PIANTO DELLE ZITELLE NELLA FESTA DELLA TRINITÀ A VALLEPIETRA incentrato sul famoso Pianto, attualmente in via di ulteriori approfondimenti  e ricerche.

Gli abitanti di Roviano (RM)condividono con altre popolazioni del territorio una grande devozione verso Sant’Anna e nella ricorrenza del 26 luglio un folto gruppo di fedeli compie un pellegrinaggio a piedi della durata di tre giorni al santuario della Trinità di Vallepietra, dove c’è una cappella a lei intitolata. ...continua a leggere "Devoti di Sant’Anna"

Il santuario-grotta della SS. Trinità, tra Lazio e Abruzzo, è situato nel territorio di Vallepietra (RM) alla base di una vertiginosa parete rocciosa detta La Tagliata a circa 1400 metri di altezza, nella catena appenninica dei Monti Simbruini. Qui arrivano nei giorni della festa mobile della Trinità migliaia di pellegrini, molti ancora a piedi, altri con macchine e pullman, provenienti soprattutto dalle province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Aquila. ...continua a leggere "Devoti di Tufo"

A Vallepietra agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, troviamo ancora rispondenti molte pagine di Carlo Levi sullo stato delle plebi rurali nel centro sud Italia o quanto meno sul ritardo culturale ed economico in cui versavano.
Con qualsiasi tempo, ogni giorno, devono raggiungere le stalle di montagna per governare gli animali e sono già in piedi quando è ancora notte fonda. ...continua a leggere "Festa di Sant’Antonio Abate. Vallepietra 1981-1983"

All'ampia bibliografia sui riti settennali in onore dell'Assunta di Guardia Sanframondi  si rimanda per ogni approfondita conoscenza. Qui solo poche brevi note di commento generale su determinati contenuti della manifestazione religiosa e su taluni aspetti emersi nell'edizione 2017 che, forte della riuscita organizzazione,  sembra  porsi come  punto di riferimento per il futuro.

...continua a leggere "Guardia Sanframondi riti settennali 2017"

Il 15 ottobre 2017 Subiaco ha voluto rievocare le vicende belliche che 150 anni fa coinvolsero i garibaldini, intenzionati ad abbattere definitivamente il potere temporale del Papa, e le truppe degli zuavi fedeli a Pio IX, di gran lunga più consistenti e ben asserragliate nella rocca del paese. Era il 1867 quando l'esercito pontificio attaccò i garibaldini e nello scontro morirono il capitano Emilio Blenio, Antonio Panara e Lorenzo Grotti, più altri due sublacensi, Pietro Cittadini e il quattordicenne Antonio Fedele. A questi intrepidi giovani garibaldini va il nostro riconoscente pensiero e ricordo, per aver agito nell'ideale di un' Italia unita, libera e indipendente.

 

Longone Sabino, in provincia di Rieti, è stato un centro importante dei possedimenti della vicina abbazia benedettina di San Salvatore Maggiore edificata a partire dal secolo VIII. All'ambiente monastico, probabilmente con il concorso di monaci greco-bizantini ivi presenti, secondo fonti orali avvalorate anche dal dott. Alessandro Papò, si deve l'introduzione del culto dei santi Cosma e Damiano. ...continua a leggere "I Santi Medici di Longone Sabino"

Dopo la processione generale dei battenti e dell' Assunta, che si svolge sempre nell'ultima decade di agosto, i guardiesi nelle due settimane successive fanno la veglia nel santuario mariano cantando e recitando preghiere, giorno e notte. Al termine di questo ininterrotto raccoglimento religioso la statua della Madonna viene ricollocata entro la nicchia che la custodisce con la solenne cerimonia della chiusura della lastra. I riti settennali hanno così la loro conclusione.
Le riprese sono state effettuate con il formato analogico Hi8.

Vicino Vicovaro, RM, l'area archeologica di San Cosimato conserva resti di acquedotti romani e di romitori rupestri, abitati da eremiti già nel IV, V secolo d.C.
La valle, per l'abbondanza delle precipitazioni nel bacino idrografico dei vicini Monti Simbruini, è ricca di sorgenti che alimentano, ieri come oggi, il fiume Aniene, lungo il quale i romani captarono grandi quantità di acqua, per convogliarla nell' Urbe mediante la costruzione di 4 acquedotti. ...continua a leggere "Acquedotti romani a San Cosimato"