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Rispettando un'antica tradizione , i giovani di Subiaco (RM) alcuni giorni prima della processione serale del Venerdì Santo si adoperano per raccogliere quantità considerevoli di fascine , da ardere come falò nelle piazzette del paese durante il passaggio del Cristo morto e dell'Addolorata . Oggi il loro trasporto dalle vicine campagne avviene con l'impiego di camioncini e rispetto al passato si è ridotto il numero dei fuochi cerimoniali, che per motivi di sicurezza devono essere di dimensioni contenute . Un tempo , invece , ogni rione si impegnava per comporre il focone più grande , perché tra i quartieri si istaurava una vera e propria competizione . L'usanza al di là dell'apparente gara ludica, non più esistente, conteneva profondi significati, collegati ad antiche credenze contadine, secondo cui fin dove arrivava la luce dei fuochi i campi erano fertili e le case su cui giungeva il loro riverbero erano immuni da calamità e malattie . Dall'altezza delle fiamme. a cui si attribuivano anche funzioni purificatorie, dipendevano la prosperità e la integrità della casa. L'inserimento dei foconi nel corteo processionale è cosa antica e si è potuto mantenere fino ad oggi , molto probabilmente anche per la suggestiva atmosfera che aggiunge pathos alla mesta celebrazione religiosa , particolarmente sentita e partecipata dai sublacensi. Rispettando un'antica tradizione , i giovani di Subiaco (RM) alcuni giorni prima della processione serale del Venerdì Santo si adoperano per raccogliere quantità considerevoli di fascine , da ardere come falò nelle piazzette del paese durante il passaggio del Cristo morto e dell'Addolorata . Oggi il loro trasporto dalle vicine campagne del paese avviene con l'impiego di camioncini e rispetto al passato si è ridotto il numero dei fuochi cerimoniali, che per motivi di sicurezza devono essere anche di dimensioni contenute . Un tempo , invece , ogni rione si indaffarava per comporre il focone più grande , perché tra i quartieri si istaurava una vera e propria competizione . L' usanza, al di là di un' apparente azione ludica, ormai perduta , conservava profondi significati, collegati ad antiche credenze contadine, secondo cui fin dove arrivava la luce dei fuochi i campi erano fertili e le case su cui giungeva il loro riverbero erano immuni da calamità e malattie. Dall'altezza delle fiamme dipendevano la prosperità e la tutela della casa e ad esse si attribuivano anche funzioni purificatorie . L'inserimento dei foconi nel corteo processionale è cosa antica e si è potuto mantenere fino ad oggi , con ogni probabilità anche per la suggestiva atmosfera che aggiunge pathos alla mesta celebrazione religiosa , particolarmente sentita e partecipata dai sublacensi.

Le immagini girate nei primi anni Ottanta del secolo scorso a Jenne,Terranova di Pollino,Noepoli,Oriolo Calabro e Condofuri, assemblate e sonorizzate nel mese di febbraio 2020, sono il frutto di fortunati viaggi nel centro sud Italia, alla ricerca di quanto restava nelle nostre campagne più isolate delle antiche tecniche lavorative legate al ciclo del grano, dalla semina al pane appena sfornato. Uno sguardo d'insieme, pur se in grande sintesi, è stato rivolto verso taluni aspetti generali di vita esistenti in isolate comunità appenniniche, in cui i bambini hanno costituito da sempre la parte più debole. L'indagine conoscitiva, condotta su di una realtà ancora in atto, quale era quella che mi accingevo ad osservare nei primi anni Ottanta, senza la pretesa di procedere con particolari scandagli sociologici, voleva soprattutto documentare la sopravvivenza o meno di lavori arcaici nella produzione di frumento, in barba alle moderne mietitrebbiatrici. Con finalità didattiche ed educative, più vicine alla mia formazione, mi sono mosso, non pensando all'inizio di raccogliere più di tanto, mentre intere lavorazioni agricole, che credevo ormai scomparse, mi si presentarono abbastanza subito in tutto il loro vitalismo e in determinate località anche tenaci nella conservazione di sistemi e procedimenti antichissimi, risalenti addirittura ai primordi della storia della agricoltura cerealicola. Davanti ai miei occhi vedevo svolgersi comportamenti, gesti e azioni che a distanza di millenni tornavano a vivere e a sbalordire, con tutto il loro fascino e fulgore, forse per l'ultima volta. E' stata una esperienza davvero unica, irripetibile ed emozionante come poche.

Vedere in questo stesso sito gli album fotografici "Lavori tradizionali nel Parco dei Monti Simbruini" e "L'antico ciclo del grano" .

Tutti gli anni , specialmente il 25 e 26 settembre, giungono a Riace gruppi di devoti per festeggiare con gli abitanti locali i Santi Cosma e Damiano, patroni del noto borgo calabrese. Qui sono venerati con grande devozione, perché ritenuti potenti protettori e taumaturghi. Originari dell' Arabia, furono fratelli e medici ed esercitarono gratuitamente la loro professione per tutta la vita. Subirono il martirio e morirono nel 303 dopo Cristo sotto l'imperatore Diocleziano. In questo territorio il culto dei Santi Medici fu introdotto nella seconda metà del XVII sec. da monaci basiliani. L'appuntamento annuale di settembre richiama pure un folto numero di Zingari rom provenienti da tutta Italia e ai due santi, considerati allo stesso modo loro protettori, fanno festa durante il corteo processionale con sfrenate tarantelle. Tra le due comunità, la Rom e la calabrese, non vi è interazione , semmai una tacita convivenza. Diverso è il loro rapportarsi con il rito religioso nel suo svolgimento, che comunque avviene sempre sotto il controllo discreto delle forze dell'ordine. Tuttavia l'intera manifestazione cultuale presenta nel suo complesso retaggi di una religiosità antica ed altra, rispetto a quella propriamente liturgica, perché conserva non pochi caratteri di un passato molto lontano. Similmente agli usi del mondo classico , è praticato il rito dell'incubazione e dell'offerta degli ex voto di cera, un tempo di argilla, raffiguranti parti anatomiche per le quali si chiede la guarigione. Di frequente spuntano tra la folla dei fedeli gambe, braccia, teste, occhi , fegati , acquistati nei banchi del mercato e poi depositati ai piedi del simulacro, su cui viene riposta la speranza di ricevere la grazia desiderata. Davanti all'immagine sostano, pregano e toccano ripetutamente la sacra effigie, quasi a voler stabilire un contatto fisico con la potenza per ricevere tante benedizioni. A loro affidano i piccoli per preservarli dai pericoli della vita e per custodirli nella buona sorte.

Riace, un paese come tanti in Calabria, con annosi problemi da risolvere, a partire dall'inarrestabile spopolamento dovuto a mancanza di prospettive di lavoro e di sviluppo. Inoltre In questi ultimi anni si è aggiunto l'afflusso crescente di profughi che sbarcano nel meridione d'Italia, in fuga dalle guerre e in cerca di una vita migliore. La diffusione del fenomeno ha interessato anche Riace, che dopo il periodo dell'accoglienza vive dissidi profondi e una situazione socioeconomica e politica difficile da gestire, ma questa è una storia ancora da scrivere.

...continua a leggere "La festa dei Santi Medici di Riace 1999"

Un palinsesto antropologico

Nel territorio più impervio del versante laziale dei Monti Simbruini scorrono le acque spumeggianti del fiume Aniene, in un susseguirsi di gole e forre molto suggestive. La sua profonda vallata è ricoperta da una distesa ininterrotta di bosco ceduo ed è ricca di limpide sorgenti . Gli equi abitarono questo luogo prima di essere sottomessi nel IV secolo a.C. dai romani che, vista l'immensa disponibilità di acqua, vi costruirono ben quattro acquedotti, tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. per far fronte ai crescenti bisogni dell'Urbe.

...continua a leggere "La passata arborea di Subiaco"

Il santuario di San Rocco ad Acquaro di Cosoleto, soprattutto nella metà del mese di agosto in concomitanza dei giorni di festa a lui dedicati, richiama un folto numero di devoti, che qui giungono in pellegrinaggio da molti centri della provincia di Reggio Calabria. Accanto alle celebrazioni liturgiche si manifestano , al pari di altri luoghi del reggino in cui si venera San Rocco, riti risalenti ad una religiosità di antica origine pagana, come ad esempio il dono di ex voto di cera riproducenti parti anatomiche ritenute sanate dall'intervento del santo e la presenza di penitenti coperti di spine ( qui non trattati ), detti " spinati" , che sfilano nella processione del giorno 16. Il 15 sera si svolge il rituale della discesa del santo dall'alto della sua nicchia fino al basamento posto per l'occasione al centro della chiesa e qui sarà lasciato esposto alla devozione dei fedeli per l'intero periodo festivo.

A Celenza sul Trigno, provincia di Chieti fino al 1980 si è praticato un antichissimo rito terapeutico, volto a prevenire o a curare l’epilessia e in generale anche le crisi convulsive, mediante il ricorso al patrocinio di San Donato. Centrale nel rito era la pesatura paraliturgica, che avveniva mettendo sul piatto di una bilancia di legno un bambino/a e sull’ altro un sacco di grano di peso equivalente. ...continua a leggere "La bilancia di San Donato – Celenza 1980"

La messe è ultimata nelle campagne attorno a Celenza sul Trigno, nel chietino, quando il paese si prepara a festeggiare il 7 agosto il patrono San Donato. L'evento festivo, anche se rappresenta ancora un momento importante per la comunità, in questi anni si è andato via via modificando,tra richiami ludici da un lato e abbandono di vecchie tradizioni dall'altro, come quelle legate alla pesatura dei bambini in chiesa con l'offerta del grano. ...continua a leggere "La festa di San Donato Celenza 1993"

A Castelvecchio Subequo (AQ) il 4 e 5 febbraio si festeggia Sant'Agata, in ricordo del suo martirio durante il quale ebbe recise le sue mammelle, motivo per cui è diventata la protettrice delle puerpere. A lei sono dedicate una chiesa e una fonte nel luogo ove sorgeva un tempio di Ercole Vincitore. ...continua a leggere "Sant’Agata di Castelvecchio Subequo"

Nocera Terinese (CZ) conserva antiche tradizioni religiose così radicate, che ancora oggi, nonostante i mutamenti epocali della storia, connotano profondamente l'identità culturale del centro calabrese. Particolare importanza nel ciclo festivo annuale rivestono i riti della Settimana Santa, per l' intensa partecipazione popolare alle cerimonie, all'interno delle quali si inserisce il gruppo spontaneo dei Vattienti. ...continua a leggere "Vattienti di Nocera Terinese 1985-1986"

E' dagli albori della storia che all'acqua sono stati attribuiti fondamentali valori, legati tanto  alla sfera fisica che a quella religiosa, come tutt'oggi ancora avviene. Innumerevoli sono i siti sacri in cui la presenza dell'acqua, dovuta in specie ad interventi miracolosi, riveste un ruolo primario all'interno della persistenza e diffusione del culto. Per la sua scaturigine dai luoghi in cui si è manifestato il soprannaturale si ritiene  debba avere speciali virtù , atte a purificare, risanare e perfino a suggellare rapporti interpersonali, come quelli sanciti attraverso il rito del comparato nell'esempio di Vallepietra durante il pellegrinaggio al santuario della SS. Trinità. Il rito, un tempo assai diffuso con le sue molte varianti nel centro-sud Italia, era compiuto da due persone desiderose di diventare per la vita compari o comari. Ieri come oggi centrale resta il rapporto con l'acqua che in qualche modo benedice e rafforza il vincolo dell'unione amicale. ...continua a leggere "Il rito del comparato extraliturgico Vallepietra 2015"