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Tutti gli anni , specialmente il 25 e 26 settembre, giungono a Riace gruppi di devoti per festeggiare con gli abitanti locali i Santi Cosma e Damiano, patroni del noto borgo calabrese. Qui sono venerati con grande devozione, perché ritenuti potenti protettori e taumaturghi. Originari dell' Arabia, furono fratelli e medici ed esercitarono gratuitamente la loro professione per tutta la vita. Subirono il martirio e morirono nel 303 dopo Cristo sotto l'imperatore Diocleziano. In questo territorio il culto dei Santi Medici fu introdotto nella seconda metà del XVII sec. da monaci basiliani. L'appuntamento annuale di settembre richiama pure un folto numero di Zingari rom provenienti da tutta Italia e ai due santi, considerati allo stesso modo loro protettori, fanno festa durante il corteo processionale con sfrenate tarantelle. Tra le due comunità, la Rom e la calabrese, non vi è interazione , semmai una tacita convivenza. Diverso è il loro rapportarsi con il rito religioso nel suo svolgimento, che comunque avviene sempre sotto il controllo discreto delle forze dell'ordine. Tuttavia l'intera manifestazione cultuale presenta nel suo complesso retaggi di una religiosità antica ed altra, rispetto a quella propriamente liturgica, perché conserva non pochi caratteri di un passato molto lontano. Similmente agli usi del mondo classico , è praticato il rito dell'incubazione e dell'offerta degli ex voto di cera, un tempo di argilla, raffiguranti parti anatomiche per le quali si chiede la guarigione. Di frequente spuntano tra la folla dei fedeli gambe, braccia, teste, occhi , fegati , acquistati nei banchi del mercato e poi depositati ai piedi del simulacro, su cui viene riposta la speranza di ricevere la grazia desiderata. Davanti all'immagine sostano, pregano e toccano ripetutamente la sacra effigie, quasi a voler stabilire un contatto fisico con la potenza per ricevere tante benedizioni. A loro affidano i piccoli per preservarli dai pericoli della vita e per custodirli nella buona sorte.

Riace, un paese come tanti in Calabria, con annosi problemi da risolvere, a partire dall'inarrestabile spopolamento dovuto a mancanza di prospettive di lavoro e di sviluppo. Inoltre In questi ultimi anni si è aggiunto l'afflusso crescente di profughi che sbarcano nel meridione d'Italia, in fuga dalle guerre e in cerca di una vita migliore. La diffusione del fenomeno ha interessato anche Riace, che dopo il periodo dell'accoglienza vive dissidi profondi e una situazione socioeconomica e politica difficile da gestire, ma questa è una storia ancora da scrivere.

...continua a leggere "La festa dei Santi Medici di Riace 1999"

Un palinsesto antropologico

Nel territorio più impervio del versante laziale dei Monti Simbruini scorrono le acque spumeggianti del fiume Aniene, in un susseguirsi di gole e forre molto suggestive. La sua profonda vallata è ricoperta da una distesa ininterrotta di bosco ceduo ed è ricca di limpide sorgenti . Gli equi abitarono questo luogo prima di essere sottomessi nel IV secolo a.C. dai romani che, vista l'immensa disponibilità di acqua, vi costruirono ben quattro acquedotti, tra il III secolo a.C. e il I secolo d.C. per far fronte ai crescenti bisogni dell'Urbe.

...continua a leggere "La passata arborea di Subiaco"

Il santuario di San Rocco ad Acquaro di Cosoleto, soprattutto nella metà del mese di agosto in concomitanza dei giorni di festa a lui dedicati, richiama un folto numero di devoti, che qui giungono in pellegrinaggio da molti centri della provincia di Reggio Calabria. Accanto alle celebrazioni liturgiche si manifestano , al pari di altri luoghi del reggino in cui si venera San Rocco, riti risalenti ad una religiosità di antica origine pagana, come ad esempio il dono di ex voto di cera riproducenti parti anatomiche ritenute sanate dall'intervento del santo e la presenza di penitenti coperti di spine ( qui non trattati ), detti " spinati" , che sfilano nella processione del giorno 16. Il 15 sera si svolge il rituale della discesa del santo dall'alto della sua nicchia fino al basamento posto per l'occasione al centro della chiesa e qui sarà lasciato esposto alla devozione dei fedeli per l'intero periodo festivo.

A Celenza sul Trigno, provincia di Chieti fino al 1980 si è praticato un antichissimo rito terapeutico, volto a prevenire o a curare l’epilessia e in generale anche le crisi convulsive, mediante il ricorso al patrocinio di San Donato. Centrale nel rito era la pesatura paraliturgica, che avveniva mettendo sul piatto di una bilancia di legno un bambino/a e sull’ altro un sacco di grano di peso equivalente. ...continua a leggere "La bilancia di San Donato – Celenza 1980"

La messe è ultimata nelle campagne attorno a Celenza sul Trigno, nel chietino, quando il paese si prepara a festeggiare il 7 agosto il patrono San Donato. L'evento festivo, anche se rappresenta ancora un momento importante per la comunità, in questi anni si è andato via via modificando,tra richiami ludici da un lato e abbandono di vecchie tradizioni dall'altro, come quelle legate alla pesatura dei bambini in chiesa con l'offerta del grano. ...continua a leggere "La festa di San Donato Celenza 1993"

A Castelvecchio Subequo (AQ) il 4 e 5 febbraio si festeggia Sant'Agata, in ricordo del suo martirio durante il quale ebbe recise le sue mammelle, motivo per cui è diventata la protettrice delle puerpere. A lei sono dedicate una chiesa e una fonte nel luogo ove sorgeva un tempio di Ercole Vincitore. ...continua a leggere "Sant’Agata di Castelvecchio Subequo"

Nocera Terinese (CZ) conserva antiche tradizioni religiose così radicate, che ancora oggi, nonostante i mutamenti epocali della storia, connotano profondamente l'identità culturale del centro calabrese. Particolare importanza nel ciclo festivo annuale rivestono i riti della Settimana Santa, per l' intensa partecipazione popolare alle cerimonie, all'interno delle quali si inserisce il gruppo spontaneo dei Vattienti. ...continua a leggere "Vattienti di Nocera Terinese 1985-1986"

E' dagli albori della storia che all'acqua sono stati attribuiti fondamentali valori, legati tanto  alla sfera fisica che a quella religiosa, come tutt'oggi ancora avviene. Innumerevoli sono i siti sacri in cui la presenza dell'acqua, dovuta in specie ad interventi miracolosi, riveste un ruolo primario all'interno della persistenza e diffusione del culto. Per la sua scaturigine dai luoghi in cui si è manifestato il soprannaturale si ritiene  debba avere speciali virtù , atte a purificare, risanare e perfino a suggellare rapporti interpersonali, come quelli sanciti attraverso il rito del comparato nell'esempio di Vallepietra durante il pellegrinaggio al santuario della SS. Trinità. Il rito, un tempo assai diffuso con le sue molte varianti nel centro-sud Italia, era compiuto da due persone desiderose di diventare per la vita compari o comari. Ieri come oggi centrale resta il rapporto con l'acqua che in qualche modo benedice e rafforza il vincolo dell'unione amicale. ...continua a leggere "Il rito del comparato extraliturgico Vallepietra 2015"

A Vallepietra (RM) il 19 marzo si festeggia il compatrono San Giuseppe, qui venerato in modo particolare da una nutrita confraternita, istituita nel 1807. Nella abitazione del signore della festa uscente, noto come festarolo, si radunano i membri della confraternita per indossare il loro vestito cerimoniale, costituito da un lungo saio bianco e mozzetta gialla con l'effigie del santo, a cui si aggiunge un bastone fiorito sulla punta. Esso vuole ricordare, secondo tradizione, l'intervento divino che sotto gli occhi di chi accusava Giuseppe e gli chiedeva di dimostrare con un prodigio la sua innocenza verso Maria, fece fiorire il suo vecchio bastone, scagionandolo così da ogni colpa. Per il festarolo ricevere la statuetta del santo, che custodirà per un anno in un apposito altarino, è motivo di onore e la sua presenza domestica è vista come una benedizione per tutta la famiglia . A lui spetta il rinfresco e l'apertura della casa a quanti giornalmente vogliono riunirsi per recitare le preghiere. Nel 1993 era giovane parroco di Vallepietra Don Domenico Pompili, che è stato ordinato vescovo di Rieti il 5 settembre 2015. Al termine della messa avviene il passaggio della statuetta di San Giuseppe tra l'uscente festarolo e il nuovo. A lui spetta ora di portarla in processione davanti al grande simulacro del santo.

A Vallepietra (RM) la confraternita di San Giuseppe istituita nel 1807, fu approvata dal vescovo il 16 marzo 1826. Filippo Gori Rosati, agente di Vallepietra a Roma, svolse le pratiche per l'aggregazione alla Primaria di Roma già iniziate dal padre. Il 26 marzo 1831 comunicava l'aggregazione avvenuta in data 19 marzo 1831; le spese relative furono di scudi 10.91, oltre scudi 11.10 per onorario. Il testo è tratto dal libro di F. Caraffa, Vallepietra dalle origini alla fine del secolo XIX, Lateranum , Roma MCMLXIX, pag. 208-209
Le riprese sono in super 8 e sonorizzate con registrazioni effettuate allora. La qualità delle immagini risente di tanti fattori deterioranti, pur tuttavia si è deciso di pubblicare il documento filmico, rappresentando un unicum riferito alla comunità di quegli anni, sotto tanti aspetti.