Dopo la processione generale dei battenti e dell' Assunta, che si svolge sempre nell'ultima decade di agosto, i guardiesi nelle due settimane successive fanno la veglia nel santuario mariano cantando e recitando preghiere, giorno e notte. Al termine di questo ininterrotto raccoglimento religioso la statua della Madonna viene ricollocata entro la nicchia che la custodisce con la solenne cerimonia della chiusura della lastra. I riti settennali hanno così la loro conclusione.
Le riprese sono state effettuate con il formato analogico Hi8.

Vicino Vicovaro, RM, l'area archeologica di San Cosimato conserva resti di acquedotti romani e di romitori rupestri, abitati da eremiti già nel IV, V secolo d.C.
La valle, per l'abbondanza delle precipitazioni nel bacino idrografico dei vicini Monti Simbruini, è ricca di sorgenti che alimentano, ieri come oggi, il fiume Aniene, lungo il quale i romani captarono grandi quantità di acqua, per convogliarla nell' Urbe mediante la costruzione di 4 acquedotti.
Oltre il 75 % del rifornimento idrico giornaliero per la città di Roma proveniva da questo territorio e l' acqua era considerata di ottima qualità per la freschezza e limpidezza.
Due di essi, l'Anio Vetus (272 a. C.) e l'Anio Novus (52 d C.), qui nelle vicinanze di Tiivoli, la captavano poco più a monte direttamente dalla corrente del fiume, mentre quelli dell' Aqua Marcia (140 a. C). e dell' Aqua Claudia (52 d. C.) la attingevano dalle sorgenti.
Le pareti delle condotte, ben conservate, sono rivestite di strati di calcare, al di sotto dei quali appaiono superfici intonacate con il cocciopesto, la cui malta serviva per impermeabilizzare lo speco e garantire così una costante portata d'acqua.
In uno scenario paesaggistico pieno di fascino, queste superbe vestigie si sono modellate e intrecciate l'una con l'altra, dando luogo ad una fusione di forme architettoniche e naturalistiche altamente suggestive.
Il sito ancor prima della caduta dell'impero romano fu abitato da eremiti, che nei primissimi anni del VI secolo ebbero come guida spirituale la carismatica figura di San Benedetto, venuto nella valle dell' Aniene per condurre una vita ascetica. Qui però egli si fece numerosi nemici, anche tra gli stessi religiosi, tanto che tentarono di avvelenarlo e così fuggì via, per ritirarsi dapprima a Subiaco e poi a Montecassino, dove fondò monasteri basati sulla sua regola ora et labora.

Oggi il luogo di San Cosimato è un'oasi francescana e poco o nulla resta dell' antico complesso architettonico.

Nel territorio di Vallepietra, provincia di Roma, ancora verso la fine del secolo scorso ,  si componevano le carbonaie impiegando le risorse boschive del luogo. Si ricavava ottimo carbone vegetale, allora apprezzato e richiesto da molta gente. Il documentario mostra le fasi della lavorazione, commentate dallo stesso carbonaio, in quanto le riprese filmiche del 1980 sono state girate con la pellicola Super 8 e perciò mute. Per lui è stato ripercorrere il tempo della sua vita, con nostalgia, nonostante le dure condizioni lavorative imposte dal mestiere, per me è stato un lavoro certosino, perché ho dovuto ricreare tutti i suoni presenti nella narrazione con tanta pazienza. Comunque per un approfondimento si consiglia di leggere l' articolo su questo argomento, visibile nel mio sito alla voce pubblicazioni, avente come titolo Le ultime carbonaie di Vallepietra.

Ogni sette anni, nell' ultima decade di agosto, Guardia Sanframondi (BN) celebra i riti penitenziali in onore dell' Assunta e con questa regolarità almeno dagli anni 1930-1940. Prima di ciò “si usciva la Madonna anche in penitenza “ durante rovinosi avvenimenti naturali o altre calamità, per implorare la potenza divina di tener lontane le catastrofi. I quattro rioni storici: Croce, Portella, Fontanella e Piazza danno vita a cortei in cui si svolgono rappresentazioni fisse, dette misteri, riguardanti episodi del Vangelo, della Bibbia e della storia della Chiesa, antica e recente.Tutti, dai bambini agli anziani, sono chiamati alla partecipazione per comporre i quadri religiosi, molto elaborati nei costumi e nelle coreografie, a volte di gusto alquanto barocco di impronta controriformistica. Dopo le processioni di penitenza e di comunione, dal lunedì al venerdì della settimana di “ festa “ , il sabato, al termine della processione del clero e delle associazioni cattoliche, c'è l'apertura della lastra, uno sportello di vetro che chiude la nicchia ove è riposta la statua della Madonna. Il momento è vissuto dai guardiesi con molto trasporto e si sente una autentica partecipazione emotiva, amplificata dal canto corale “s'è sposta Maria”, con cui si chiedono grazie materiali e spirituali. La commozione è così elevata che specialmente negli occhi femminili giunge un pianto liberatorio. La statua della Vergine ora può essere vestita con i doni preziosi offerti dai fedeli negli anni e così è lasciata all'affetto e alla venerazione dei fedeli. La domenica parte dal santuario la lunga processione generale con tutti i misteri, il simulacro della Madonna, i penitenti, divisi tra disciplinanti e battenti, le autorità e il popolo tutto. I primi hanno già preso parte alle processioni rionali, sempre vestiti con saio bianco e cappuccio e muniti di una impugnatura che tiene corte sferze metalliche, detta disciplina, con cui si percuotono spalle e schiena, mentre i secondi escono solo nella processione di domenica e si battono il petto con una “spugna”, pezzo di sughero con piccoli spilli che generano fuoriuscita di sangue. Il paese in questi giorni esprime un sincero sentimento di contrizione che nei disciplinanti e ancor più nei battenti arriva a manifestarsi con vere e proprie mortificazioni corporali, di antica tradizione medioevale. Una sola volta durante il corteo religioso i battenti incrociano la statua della Madonna, che esce intorno alle 14,00 salutata con un colpo di mortaretto. In questo momento particolarmente emozionante i battenti si lasciano andare a un trasporto emotivo intenso e vibrante. Dopo di ciò i penitenti vanno via dalla processione, per tornare di lì a poco cambiati di abito ad accompagnare con canti l' Assunta che fa rientro nel santuario.
Le riprese video e audio sono state effettuate con il formato analogico Hi 8 e del tutto inedite, montate in occasione dell'imminente edizione 2017.
Non è stato un impegno facile nè tantomeno scontato condensare in 63 minuti gli avvenimeti di quei giorni in modo congruente, documentati tra l'altro con 16 ore di riprese. Pur consapevole della scelta non proprio favorevole alle  visualizzazioni, alla fine ho optato per questa soluzione, con tutto ciò che ha comportato,  per fornire una più ampia documentazione, anche perché in quell'anno e non so spiegarmene il motivo, vidi ben pochi fotografi ed operatori video in azione. Non tutto è esattamente come avrei voluto, ma alla fine ….chi si contenta gode... in attesa delle ritemprate forze.

30-6-2017 - Qualche ora fa, per puro caso, ho appreso da internet la tragica morte di don Sergio Sergi, assassinato con ferocia nel 1997 dalla spietata criminalità organizzata. Sono stato all'oscuro della vicenda fino ad oggi, sebbene tante volte mi son chiesto di lui e della sua vita, come sacerdote e musicista. Di tempo ne è trascorso, ma per tali fatti la memoria non è mai abbastanza, così che con grande commozione e dolore desidero qui ricordarlo, anzitutto per quelle sue rare qualità umane che sanno entrare nell'animo della gente. L'ho conosciuto a Guardia Sanframondi durante il periodo dei riti settennali del 1996. Mi colpì la sua affabilità e disponibilità, quando acconsentì, senza chiedere spiegazioni, che io filmassi le prove del coro del rione Piazza, da lui abilmente diretto ed ancora in esercitazione nonostante fosse tarda sera. Nei brevi giorni a seguire già ci si salutava come fossimo vecchi amici e più volte gli esternai il mio apprezzamento per le belle canzoni da lui curate per i riti settennali, parti delle quali di recente ho inserito in due filmati pubblicati su You Tube e nel mio sito. Di quegli incontri conservo riprese video che lo ritraggono come direttore del coro, competente e scrupoloso. Avrò piacere di donarle a persone di fiducia per contribuire a mantenere vivo il suo  ricordo.

 

Una bella canzone, trascinante ed emozionante, sentimenti di uomini con la forza della speranza, una comunità intorno ai suoi valori di fede e di umanità. In cammino...
Il brano, musicale e filmico,è tratto in buona parte dal documentario sui riti penitenziali del 1996 ed è dedicato a Don Sergio Sergi, brutalmente ucciso dalla criminalità

30-6-2017 - Qualche ora fa, per puro caso, ho appreso da internet la tragica morte di don Sergio Sergi, assassinato con ferocia nel 1997 dalla spietata criminalità organizzata. Sono stato all'oscuro della vicenda fino ad oggi, sebbene tante volte mi son chiesto di lui e della sua vita, come sacerdote e musicista. Di tempo ne è trascorso, ma per tali fatti la memoria non è mai abbastanza, così che con grande commozione e dolore desidero qui ricordarlo, anzitutto per quelle sue rare qualtà umane che sanno entrare nell'animo della gente. L'ho conosciuto a Guardia Sanframondi durante il periodo dei riti settennali del 1996. Mi colpì la sua affabilità e disponibilità, quando acconsentì, senza chiedere spiegazioni, che io filmassi le prove del coro del rione Piazza, da lui abilmente diretto, che ancora si stava esercitando nonostante fosse tarda sera. Nei brevi giorni a seguire già ci si salutava come fossimo vecchi amici e più volte gli esternai il mio apprezzamento per le belle canzoni da lui curate per i riti settennali, parti delle quali di recente ho inserito in due filmati pubblicati su You Tube e nel mio sito. Di quegli incontri conservo riprese video che lo ritraggono come direttore del coro, competente e scrupoloso. Avrò piacere di donarle a persone di fiducia,  per contribuire a mantenere vivo  il suo ricordo.

 

 

Palmoli, provincia di Chieti, il 27 luglio festeggia la Madonna del Carmine, a cui si portano in dono prodotti alimentari della campagna e una varietà di cibi elaborati in casa dalle donne del paese che, cosa alquanto rara, svolgono un ruolo preminente all'interno della locale ricorrenza. A loro spetta il trasporto della statua della Madonna del Carmine e quello di alcuni angioletti su piccole nuvole, che si tengono in braccio come fossero bambini. Le ragazze, note come pacchianelle per il costume tradizionale di contadine, hanno dato il nome alla sfilata che attraversa il paese con il suo bengodi in bella vista. Un tempo, non molto lontano, le offerte votive comprendevano specialmente covoni di grano, che si trasportavano con asini e buoi riccamente agghindati. La manifestazione si caratterizza certamente come momento di ringraziamento per i beni ricevuti e come auspicio per una rinnovata prosperità. Oggi l'evento rituale di origine agreste, pur mostrandosi come un momento di revival, conserva ancora una forte vitalità per la grande partecipazione popolare che la anima. Certamente la festa è una delle tradizioni locali che più sta nel cuore dei Palmolesi e che più li sa coinvolgere.
Le riprese sono state effettuate con pellicola Super 8 e sonorizzate con l'audio dell'epoca.

Ogni sette anni, nell' ultima decade di agosto, Guardia Sanframondi (BN) celebra i riti penitenziali in onore dell' Assunta e con questa regolarità almeno dagli anni 1930-1940. Prima di ciò “si usciva la Madonna anche in penitenza “ durante  rovinosi avvenimenti naturali o altre calamità, per implorare la potenza divina di tener lontane le catastrofi. I quattro rioni storici: Croce, Portella, Fontanella e Piazza danno vita a cortei in cui si svolgono rappresentazioni fisse, dette misteri, riguardanti episodi del Vangelo, della Bibbia e della storia della Chiesa, antica e recente.Tutti, dai bambini agli anziani, sono chiamati alla partecipazione per comporre i quadri religiosi, molto elaborati nei costumi e nelle coreografie, a volte di gusto alquanto barocco. Dopo le processioni di penitenza e di comunione, dal lunedì al venerdì della settimana di “ festa “ , il sabato, al termine della processione del clero e delle associazioni cattoliche, c'è l'apertura della lastra, uno sportello di vetro che chiude la nicchia ove è riposta la statua della Madonna. Il momento è vissuto dai guardiesi con molto trasporto e si sente una autentica partecipazione emotiva, amplificata dal canto corale “s'è sposta Maria”, con cui si chiedono grazie materiali e spirituali. La commozione è così elevata che specialmente negli occhi femminili giunge un pianto liberatorio. La statua della Vergine ora può essere vestita con i doni preziosi offerti dai fedeli negli anni e così è lasciata all'affetto e alla venerazione dei fedeli. La domenica parte dal santuario la lunga processione generale con tutti i misteri, il simulacro della Madonna, i penitenti, divisi tra disciplinanti e battenti, le autorità e il popolo tutto. I primi hanno già preso parte alle processioni rionali, sempre vestiti con saio bianco e cappuccio e muniti di una impugnatura che tiene corte sferze metalliche, detta disciplina, con cui si percuotono spalle e schiena, mentre i secondi escono solo nella processione di domenica e si battono il petto con una “spugna”, pezzo di sughero con piccoli spilli che generano fuoriuscita di sangue. Il paese in questi giorni esprime un sincero sentimento di contrizione che nei disciplinanti e ancor più nei battenti arriva a manifestarsi con vere e proprie mortificazioni corporali, di antica tradizione medioevale. Una sola volta durante il corteo religioso i battenti incrociano la statua della Madonna, che esce intorno alle 14,00 salutata con un colpo di mortaretto. In questo momento particolarmente emozionante i battenti si lasciano andare a un trasporto emotivo intenso e vibrante. Dopo di ciò i penitenti vanno via dalla processione, per tornare di lì a poco con altri abiti e accompagnare con canti l' Assunta che fa rientro nel santuario.
Le riprese sono in super 8 muto, girato a 24 fotogrammi al secondo e sonorizzato con materiale registrato in quegli anni. Nonostante tante prove non è stato possibile arrivare ad una totale sincronizzazione labiale per differenti registrazioni.

 

Guardia Sanframondi - il ventaglio e il battente
Guardia Sanframondi - il ventaglio e il battente

Data la complessità della manifestazione religiosa e la numerosa bibliografia in merito, si rimanda ad essa per ogni approfondimento. Le poche annotazioni riportate sono in funzione essenzialmente della scheda di presentazione che accompagna il video, le cui riprese sono state eseguite il 23 e 24  agosto 2003.

Ogni sette anni Guardia Sanframondi (BN) celebra i riti penitenziali in onore dell' Assunta, che impegnano per lungo tempo e in vario modo l'intera popolazione, che in essi trova motivi di coesione sociale e fonda importanti radici culturali fortemente identitarie, che meritano rispetto e aperta attenzione, senza aprioristiche prese di posizione, specie se guidate da strumentali interessi di parte. Diceva quella canzone della metà anni Sessanta “ Ognuno ha il diritto di vivere come può (e come democraticamente vuole), la verità ti fa male lo so “, un semplice messaggio, sempre valido, spesso avversato. Può bastare come principio di massima, senza dover scomodare concezioni etnocentriche di vecchia data e via discorrendo. Certamente ben vengano ulteriori approfondimenti storici e motivi di riflessione, anche onestamente critici, per comprendere ancor più aspetti del fenomeno e contribuire ad illuminare futuri percorsi e scelte, che dovessero scaturire dall'animo della società guardiese. Verso la metà del Novecento la tradizione religiosa ha avuto regolare cadenza settennale, mentre prima “si usciva la Madonna anche in penitenza “, cioè  in occasione di rovinosi eventi naturali per impetrare la protezione divina e scongiurare tremendi flagelli. Ricorrenti in proposito erano le processioni per implorare la pioggia durante i periodi siccitosi, che compromettevano duramente i già magri raccolti e facevano balenare lo spettro della fame.  Con fiducia ci si affidava al potente intervento divino,  invocato con processioni fino agli anni Cinquanta del secolo scorso. Forse non a caso nel basamento della statua della Vergine  sono effigiate copiose fonti d'acqua.  La statua lignea, di pregevole ed elegante fattura, presenta il Bambino nell'atto di esibire la rituale “spugna” e la Madonna  di mostrare nella mano destra un grappolo d'uva e una spiga di grano, simboli del sacrificio eucaristico e un rametto di ulivo, certamente allusivo al suo titolo di Regina della pace, valore supremo dell'uomo. Già molto tempo prima delle processioni della settimana di penitenza si mette in moto la complessa organizzazione, per arrivare preparati al grande appuntamento, che si concentra nell'ultima decade di agosto. I quattro rioni storici: Croce, Portella, Fontanella e Piazza danno vita a cortei in cui si svolgono rappresentazioni fisse, dette misteri, riguardanti, in sintesi, episodi dei Vangeli, della Bibbia e della storia della Chiesa, antica e recente. Tutti, dai bambini agli anziani, sono chiamati alla partecipazione per comporre i quadri religiosi, molto elaborati nei costumi e nelle coreografie a volte di gusto un po' barocco. Il gruppo scenico così composto percorre le strade del paese, mantenendo inalterate posizioni e gestualità, che sono stabilite una volta per tutte. In fondo si tratta di rappresentazioni teatrali a metà strada tra la fotografia con il suo fermo immagine e il cinema con la serie dei fotogrammi che scorrono, dando l'illusione del movimento. Se vogliamo una idea a suo modo geniale, dalla grande forza pedagogica, storicamente moderna nell'uso del linguaggio iconico. Dopo le processioni di penitenza e di comunione, dal lunedì al venerdì della settimana di “ festa “, volte alla riconciliazione con Dio e con gli uomini, il sabato, a conclusione della processione del clero e delle associazioni cattoliche, c'è l'apertura della lastra, uno sportello di vetro che chiude la nicchia ove è riposta la statua della Madonna. Il momento è vissuto dai guardiesi con molto trasporto e si sente una autentica partecipazione emotiva, amplificata dal canto corale “s'è sposta Maria”, con cui si chiedono grazie materiali e spirituali. La commozione è così elevata che specie nei visi femminili giunge un pianto liberatorio. La statua ora può essere vestita con i doni preziosi offerti dai fedeli negli anni e così è lasciata all'affetto e alla venerazione della gente. La domenica parte dal santuario la lunga processione generale con tutti i misteri, il simulacro della Madonna, i disciplinanti e battenti, le autorità e il popolo tutto. I disciplinanti o flagellanti hanno già preso parte alle processioni rionali, sempre vestiti con saio bianco e cappuccio e muniti di una impugnatura che tiene corte sferze metalliche , con cui si percuotono spalle e schiena. I battenti invece escono solo nel corteo domenicale e si battono il petto con una “spugna”, un pezzo di sughero con piccolissimi spilli per la fuoriuscita di sangue, come nelle ritualità medioevali di penitenza.  Una sola volta durante la processione i battenti incrociano vicino la chiesa di San Sebastiano la statua della Madonna, che esce intorno alle 14,00 salutata da un fragoroso colpo di mortaretto. E’ certamente un momento intenso per i battenti, che si lasciano andare a un trasporto emotivo vibrante. Dopo di ciò i penitenti lasciano la processione per tornare di lì a poco con altri abiti e accompagnare con corali canti l' Assunta nel  santuario, cui seguirà una lunga veglia di preghiera.

...continua a leggere Guardia Sanframondi-Riti Penitenziali 2003

Al santuario della Madonna dell'Arco, nel comune di Santa Anastasia vicino Napoli, è festa per l'annuale manifestazione di fede e devozione dei partenopei verso la mamma celeste,come è spesso invocata. Il lunedì in Albis migliaia di fedeli provenienti da un vasto hinterland giungono qui dopo una intera notte di cammino per incontrare Maria SS. dell'Arco e mostrarle tutto il loro affetto, ma anche per impetrare grazie materiali e spirituali. Il pellegrinaggio, dal forte significato penitenziale, è disciplinato da organizzate associazioni, dette paranze e dagli anziani ai bambini,tutti si muovono all'interno di squadre, con precisi compiti e specifiche funzioni. La singola persona condivide tutte le regole del gruppo, all’interno del quale si sente poi protetta e sostenuta. Sono in molti a compiere il tragitto scalzi, recando anche sulle spalle grossi ceri votivi oppure un grande trono, il tosello, raffigurante immagini della Madonna o soggetti attinenti alla sfera religiosa della festa . Dopo ore di marcia, provati dalla fatica, non pochi all'arrivo crollano letteralmente a terra. Man mano che i gruppi giungono la lunga fila si ingrossa e i fujenti, come sono chiamati, devono attendere anche a lungo il loro turno di ingresso, muovendosi con ondeggiamenti che alludono alla vita sul mare. Le persone emotivamente più fragili e impazienti sono travolte da forti sussulti dell’anima, ormai non più controllabili. Immediatamente soccorsi dai propri compagni vengono portati di peso all'interno della chiesa per essere assistiti e tranquillizzati, dopo averli lasciati per un po' al cospetto dell'immagine divina. Al di là degli individui particolarmente psicolabili, il fenomeno mostra complesse dinamiche sociali, familiari, esistenziali irrisolte o con gravi problematicità che in questo contesto religioso trovano motivi liberatori e di rassicurazione . Le riprese osservano i comportamenti dei fedeli poco prima di varcare la soglia della casa di Maria, qui venerata secondo la tradizione dal 1450, a seguito di un fatto prodigioso che ha visto il volto della Vergine sanguinare, dopo che la sua immagine posta in una edicola fu colpita per sfregio da un uomo con un sasso.

Il paese di Canterano (RM) festeggia la sera del primo agosto e la mattina successiva la Madonna degli Angeli con due processioni, che compiono un tragitto in forte pendenza dalla chiesa parrocchiale al piccolo santuario campestre, distante quasi due chilometri. Il trasporto della macchina della Madonna del peso di 8 quintali, specie durante la risalita diurna, richiede uno sforzo non indifferente da parte degli incollatori, che devono darsi spesso il cambio. Ad alleviare un po’ la fatica ci sono alcune soste con rinfresco per riprendere le energie. La manifestazione religiosa si colloca al termine del ciclo agricolo legato alla messe e ancora oggi presenta ampi retaggi della cultura contadina, con i suoi riti e valori. Il filmato, girato in super 8 e sonorizzato con materiali audio d’epoca, mi risulta essere il più antico documento filmico relativo alla festa della Madonna degli Angeli di Canterano. Le riprese in super 8 sono state sonorizzate con l'audio registrato all'epoca.