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E' dagli albori della storia che all'acqua sono stati attribuiti fondamentali valori, legati tanto  alla sfera fisica che a quella religiosa, come tutt'oggi li conserviamo. Innumerevoli sono i siti sacri in cui la presenza dell'acqua, dovuta in specie ad interventi miracolosi, riveste un ruolo primario all'interno della persistenza e diffusione del culto. Per la sua scaturigine dai luoghi in cui si è manifestato il soprannaturale si ritiene  debba avere speciali virtù , atte a purificare, risanare e perfino a suggellare rapporti interpersonali, come quelli sanciti attraverso il rito del comparato nell'esempio di Vallepietra durante il pellegrinaggio al santuario della SS. Trinità. Il rito, un tempo assai diffuso con le sue molte varianti, era compiuto da due persone desiderose di diventare per la vita compari o comari. Ieri come oggi centrale resta il rapporto con l'acqua che in qualche modo benedice e rafforza il vincolo dell'unione amicale.

A Vallepietra (RM) il 19 marzo si festeggia il compatrono San Giuseppe, qui venerato in modo particolare da una nutrita confraternita, istituita nel 1807. Nella abitazione del signore della festa uscente, noto come festarolo, si radunano i membri della confraternita per indossare il loro vestito cerimoniale, costituito da un lungo saio bianco e mozzetta gialla con l'effigie del santo, a cui si aggiunge un bastone fiorito sulla punta. Esso vuole ricordare, secondo tradizione, l'intervento divino che sotto gli occhi di chi accusava Giuseppe e gli chiedeva di dimostrare con un prodigio la sua innocenza verso Maria, fece fiorire il suo vecchio bastone, scagionandolo così da ogni colpa. Per il festarolo ricevere la statuetta del santo, che custodirà per un anno in un apposito altarino, è motivo di onore e la sua presenza domestica è vista come una benedizione per tutta la famiglia . A lui spetta il rinfresco e l'apertura della casa a quanti giornalmente vogliono riunirsi per recitare le preghiere. Nel 1993 era giovane parroco di Vallepietra Don Domenico Pompili, che è stato ordinato vescovo di Rieti il 5 settembre 2015. Al termine della messa avviene il passaggio della statuetta di San Giuseppe tra l'uscente festarolo e il nuovo. A lui spetta ora di portarla in processione davanti al grande simulacro del santo.

A Vallepietra (RM) la confraternita di San Giuseppe istituita nel 1807, fu approvata dal vescovo il 16 marzo 1826. Filippo Gori Rosati, agente di Vallepietra a Roma, svolse le pratiche per l'aggregazione alla Primaria di Roma già iniziate dal padre. Il 26 marzo 1831 comunicava l'aggregazione avvenuta in data 19 marzo 1831; le spese relative furono di scudi 10.91, oltre scudi 11.10 per onorario. Il testo è tratto dal libro di F. Caraffa, Vallepietra dalle origini alla fine del secolo XIX, Lateranum , Roma MCMLXIX, pag. 208-209
Le riprese sono in super 8 e sonorizzate con registrazioni effettuate allora. La qualità delle immagini risente di tanti fattori deterioranti, pur tuttavia si è deciso di pubblicare il documento filmico, rappresentando un unicum riferito alla comunità di quegli anni, sotto tanti aspetti.

A Vallepietra (RM) per la festa della Trinità giungono in pellegrinaggio numerosi fedeli provenienti da vaste aree del Lazio e Abruzzo, diretti principalmente nel santuario montano situato a 1300 metri sui monti Simbruini. Ancora oggi il percorso, che richiede anche più di tre giorni di cammino tra andata e ritorno, è compiuto largamente a piedi. ...continua a leggere "Viva la SS. Trinità -Vallepietra ’90"

La festa del Volto Santo di Manoppello cade la terza domenica di maggio e in questa ricorrenza giungono radunati in compagnie con i loro gonfaloni molti devoti dalle provincie di Chieti e Pescara, richiamati anche dalla potenza taumaturgica della sacra effige, come testimoniano numerosi ex voto per grazia ricevuta.
Qui si conserva una preziosa reliquia dei primi anni del Cinquecento, costituita da un piccolo velo su cui è raffigurato, secondo tradizione,il volto di Cristo. Appare come un tessuto di lino trasparente, ugualmente visibile nei due lati, ma solo da certe angolazioni luminose, per la sua diafana consistenza e per le finissime sfumature presenti nell'ordito. Un'immagine unica, ricca di fascino e di mistero.
La processione domenicale, cui segue il lunedì quella del ritorno al santuario, dal vicino convento francescano muove verso la chiesa di San Nicola di Bari, con una sosta di preghiera sul ponte dei Cappuccini, che attraversa il rivo Capocastello,per invocare coralmente la protezione dalle sciagure e la prosperità per il paese. Al termine si elargiscono due benedizioni rivolte una ad est e l'altra ad ovest, nella direzione del ruscello.
La cerimonia, pur nella sua essenziale brevità, richiama espressamente il rito delle antichissime rogazioni.
Fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso, a cui risalgono queste immagini,durante la pausa di preghiera sul ponte i pellegrini usavano andare nell'adiacente fosso del Capocastello per compiere abluzioni con fini terapeutici e riempire bottiglie di acqua che, stante la presenza del Volto Santo,si riteneva assumesse particolari proprietà benefiche e per questo non di rado si riportava agli ammalati. In quei momenti accadeva e gli anziani del paese ancora oggi ricordano che prodigiosamente l'acqua si fermasse di scorrere,anche se solo per un attimo, in modo impercettibile.
Altri invece raccoglievano 33 sassolini tanto piccoli da stare nel pugno di una mano e li bagnavano per usarli durante l'anno contro fulmini e grandine a difesa di campi e abitazioni.

Nella passata civiltà contadina la vita di ogni individuo e dell'intera comunità dipendeva totalmente dai raccolti agricoli, spesso magri, che i servi della gleba con gran fatica riuscivano a immagazzinare nel corso dell'anno. Già alla fine dell'inverno si cominciava a dare una prima stima dei futuri raccolti, osservando lo stato dei teneri germogli, verso cui i contadini rivolgevano tutte le attenzioni, per farli giungere copiosi a maturazione. Il ciclo agricolo primaverile costituiva una fase cruciale per l'approvvigionamento alimentare, tanto delicato quanto vitale per evitare lo spettro della fame e delle conseguenti malattie dovute a denutrizione. Nonostante tutti gli sforzi e le continue accortezze per assicurarsi una sufficiente raccolta di prodotti ceralicoli, come di tanti altri, sulle verdi campagne incombeva sempre il pericolo di una calamità naturale, che poteva abbattersi improvvisa, arrecando terribili disastri. Si era in balia degli eventi atmosferici, come grandinate, temporali, tempeste, siccità. Poco o nulla si poteva fare per scongiurare simili flagelli, se non affidarsi   a forze soprannaturali, a complesse cerimonie religiose, a riti magici, tutt'oggi ancora in uso in diverse aree rurali d'Italia, sebbene in modo margimale. Più abitualmente si invoca un potente santo deputato a proteggere gli uomini e i loro beni dalle calamità naturali, ma non è neppure infrequente il ricorso  a oggetti o elementi  che inseriti in  rituali religiosi, acquisiscono, per così dire, forze ed entità sacrali, in grado di  vincere la furia rovinosa di fenomeni atmosferici ed altri mali. Rituali canonici, come ad esempio le rogazioni o l'uso di suonare le campane per attenuare la violenza dei temporali, convivono con pratiche di natura magica, fortemente sincretiche, che ci sono giunte da un remoto passato. ...continua a leggere "Contro tempeste, grandinate, calamità e malanni"

Ogni tanto un buontempone  grida :" I marziani,ho visto i marziani "e i terrestri impauriti come non mai scrutano il cielo,fuggono o si precipitano sui monitor per seguire i servizi speciali con tanto di testimonianze oculari, fino a che si torna in breve alla vita di sempre. Memorabile il racconto radiofonico di Orson Welles del 1938. Uno  sventurato invece, uscito da una dolorosa esperienza , si sente di lanciare un ben più concreto avvertimento: " Attenti ai tarli, fate attenzione agli acari dei tarli del legno dentro e fuori casa" e viene preso quasi in giro, anche con battutine per riderci sopra.  ...continua a leggere "L’acaro del tarlo del legno. Un killer sconosciuto"

L’eremo di San Venanzio a Raiano, vicino Sulmona, sta tenacemente aggrappato a due verticali pareti rocciose situate sul fiume Aterno, in prossimità della valle Peligna. Il santo , nato e martirizzato a Camerino nelle Marche nel 253 d. C. a soli 15 anni, visse in questo angolo d’Abruzzo con il maestro Porfirio per circa due anni , dedicandosi totalmente alla penitenza e alla preghiera. La tradizione racconta che qui impresse parti del suo corpo nelle pietre del luogo, poi diventate oggetto di particolare venerazione, perché ritenute miracolose soprattutto per i mali delle ossa e delle articolazioni. ...continua a leggere "Le pietre di San Venanzio Raiano 1979-1985"

Come ogni anno, la numerosa compagnia di Vacri(CH) percorre a piedi l'ultimo tratto che conduce al santuario del volto Santo di Manoppello (PE), noto per la presenza della taumaturgica reliquia del Santo Velo. Molti altri devoti giungono dai paesi del chietino e del pescarese la terza domenica di maggio per la festa del Volto Santo. La tradizione vuole che l'immagine, impressa in questo sottilissimo velo di 24 X 17 cm., mostri il viso di Gesù. ...continua a leggere "Il Volto Santo di Manoppello 1999"

Il fiume Aniene, affluente del Tevere, nasce nel territorio di Filettino (FR), entro l Parco Regionale dei Monti Simbruini. L'alto corso è a carattere torrentizio per la pendenza del suo letto e per la contenuta portata di acqua mediamente presente nel suo tragitto iniziale. A Comunacque con l'apporto del Simbrivio si ingrossa e prende le caratteristiche di fiume, che per l'assetto idrogeologico si mantiene veloce e impetuoso. Fino a che non raggiunge il borgo di Subiaco scorre serrato tra scoscesi pendii montani, ricchi di fascino e di vegetazione. Particolarmente suggestiva è la profonda gola nel tratto che va da Trevi nel Lazio a Subiaco. Di poi ha inizio la media valle del fiume fino alle porte orientali di Tivoli. Le riprese del documentario si riferiscono al percorso Jenne - Marano Equo, compreso fra l'alta e, in parte, media valle dell'Aniene.
...continua a leggere "L’Aniene in canoa 1981"