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Nella passata civiltà contadina la vita di ogni individuo e dell'intera comunità dipendeva totalmente dai raccolti agricoli, spesso magri, che i servi della gleba con gran fatica riuscivano immagazzinare nel corso dell'anno. Già alla fine dell'inverno si cominciava a dare una prima stima dei futuri raccolti, osservando l' andamento dei teneri germogli, verso cui i contadini rivolgevano tutte le attenzioni per farli giungere copiosi a maturazione. Il ciclo agricolo primaverile costituiva una fase cruciale per l'approvvigionamento alimentare, tanto delicato quanto vitale per evitare lo spettro della fame e delle conseguenti malattie dovute a denutrizione. Nonostante tutti gli sforzi per assicurarsi una sufficiente raccolta di prodotti ceralicoli, come di tanti altri, sulle verdi campagne incombeva sempre il pericolo di una calamità naturale, che poteva abbattersi improvvisa, arrecando terribili disastri. Si era in balia degli eventi atmosferici, come grandinate, temporali,tempeste, siccità. Poco o nulla si poteva fare per scongiurare simili flagelli,se non affidarsi a forze soprannaturali, a complesse cerimonie religiose, a riti magici ereditati da un lontano passato, tutt'oggi ancora in uso in diverse aree rurali d'Italia, sebbene in modo margimale. Più abitualmente si ricorre ad un potente santo, deputato a proteggere gli uomini e i loro beni dalle forze avverse della natura, ma non è infrequente l'utilizzazione di oggetti vari, anche associati a formule, resi potenti dall'essere stati in rapporto con rituali strettamente collegati ad un contesto religioso, dotandoli, per così dire, di una forza o entità sacrale. Rituali canonici,come ad esempio le rogazioni o l'uso di suonare le campane per attenuare la violenza dei temporali,convivono con pratiche di natura magica, marcatamente sincretiche,che ci sono giunte da un remoto passato. Al riguardo a Civitella Roveto (AQ) per antica tradizione si fa suonare la campana del patrono San Giovanni all'avvicinarsi del pericolo di grandinate, perché il suo fragore apra il cielo e scongiuri la distruzione dei raccolti.

Manoppello, l'acqua santa e i 33 sassolini contro la grandine

Manoppello,in provincia di Pescara, è noto perché conserva una preziosa reliquia dei primi anni del Cinquecento, costituita da un piccolo velo riproducente, secondo il racconto tradizionale, il viso di Cristo, per ciò nota come il VoltO Santo. La festa liturgica cade la terza domenica di maggio e in questa ricorrenza giungono molti fedeli dai paesi vicini, richiamati da una secolare tradizione e dalla potenza taumaturgica della sacra effige, come stanno a testimoniare i numerosi ex voto per grazie ricevute, esposti nei locali del santuario francescano dei Cappuccini. Fino ai primi anni Ottanta del secolo scorso durante la processione del Volto Santo,che dal convento dei Cappuccini si porta alla chiesa di San Nicola di Bari, c'era la consuetudine da parte dei pellegrini di recarsi al torrente Capocastello, nel momento in cui il corteo di regola sosta sul soprastante ponte dei Cappuccini per recitare preghiere e ricevere benedizioni. Sono istanti molto intensi ed è palpabile nella assorta partecipazione corale la solennità della cerimonia, rivolta a impetrare l'aiuto soprannaturale contro tutte le avversità e i pericoli della vita e al contempo a chiedere prosperità e benessere. Si sente nell'aria silenziosa un'atmosfera carica di attesa e proprio in quei momenti gli anziani tornano a ripetere che l'acqua del piccolo torrente si ferma per un attimo ,magari in modo impercettibile,ma si ferma. Già dislocati lungo il fossato del Capocastello i devoti, alla vista dell'argenteo baldacchino recante l'effigie di Gesù, compiono una serie di azioni secondo i propri bisogni corporali e non. In quei brevi istanti l'acqua non è più la stessa, ha acquisito particolari virtù benefiche, perché resa santa dalle benedizioni e dalla presenza della sacra immagine. Ma bisogna affrettarsi, dopo un po' tutto svanisce. C'è chi la beve o riempie bottiglie da riportare a casa, spesso anche agli ammalati impossibilitati a venire, chi compie abluzioni nelle parti malate del fisico o si bagna viso, braccia, gambe con finalità terapeutiche o semplicemente preventive. Altri devoti invece dopo aver raccolto 33 sassolini, così piccoli da stare nel pugno di una mano,li bagnano nel torrentello,sacralizzandoli a loro volta per contatto diretto. Saranno gelosamente conservati per essere utilizzati contro la grandine. La “sacra” gragnola,che nel numero ricorda gli anni di Cristo,come punte di frecce verrà scagliata contro il mostro portatore di fame e miseria per debellarlo. Una tradizione, questa di Manoppello, che trova riscontro pure altrove, come presso il santuario di San Michele Arcangelo sul Gargano, quando i fedeli sono soliti prendere minuscole pietre in una grotta interna al sacro ipogeo e tirarle durante la processione nei campi, per preservare i futuri raccolti. Intanto sul ponte dei Cappuccini si svolge la parte prettamente liturgica, incentrata sulla richiesta di protezione dalle calamità naturali e di prosperità per il pese. Dopo una prima benedizione ne segue un'altra, entrambe significativamente con il Volto Santo girato in direzione del torrente Capocastello, prima ad est poi ad ovest.

La cerimonia, pur nella sua essenziale brevità, richiama espressamente il rito delle antichissime rogazioni, per le modalità con cui si svolge , per le suppliche espresse nelle invocazioni collettive e per la sua posizione calendariale.

Per una maggiore completezza e comprensione si riportano fedelmente le implorazioni corali innalzate al Signore nel maggio 1999 durante la sosta di preghiera sul ponte:

Anche di fronte a questa terribile realtà della natura che è il terremoto, dobbiamo sempre invocare l'aiuto e la protezione di Dio. chiediamo il pane quotidiano e la benedizione per i frutti della terra, il pane quotidiano che alimenta ogni uomo e grati a Dio che ci benedice, ci sorregge e ci sostiene.

Dalla peste, dalla fame e dalla guerra noi ti preghiamo -liberaci o Signore
Dal flagello del terremoto noi ti preghiamo -liberaci o Signore
perché tu ti degni donarci i frutti della terra noi ti invochiamo, -ti preghiamo, ascoltaci,
per i meriti della passione, morte e resurrezione di nostro Signore Gesù Cristo vi benedica Dio Padre onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo

Allo stesso modo si riportano quelle enunciate nel maggio 2001

Invochiamo la benedizione del Volto Santo su di noi, sui nostri beni,sulle nostre campagne,sugli elementi che il Signore ci dona,come l'acqua, dono indispensabile per la nostra vita e gli diciamo grazie. Chiediamo anche al Signore che ci liberi dai terremoti e da ogni sorta di morbo che distrugge e annienta la nostra vita. Il Signore vi benedica e vi protegga nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Certamente nella lotta dell'uomo contro ogni forma di calamità naturale possiamo includere a tale scopo l'usanza nella terra bergamasca di bruciare nel camino i rami di olivo benedetto oppure di portare in processione le reliquie dei Santi o i locali simulacri religiosi.

Le rogazioni

Ampiamente studiate e documentate, qui trovano spazio solo per una rapida sintesi,funzionale alla circoscritta ricerca sul tema. Anzitutto va detto che l'antico rito delle rogazioni era finalizzato ad ottenere salute,prosperità, abbondanza di raccolti e protezioni da ogni catastrofe.Tale cerimonia religiosa, secondo diverse modalità di svolgimento da luogo a luogo, si effettuava il 25 aprile, nella festività di san Marco( Rogazioni maggiori) e nei tre giorni precedenti l'Assunzione(Rogazioni minori). In questa ricorrenza si dicevano apposite preghiere e si impartivano benedizioni rivolte ai quattro punti cardinali per chiedere ogni bene per l'intera collettività, come:
preservare i campi dalle calamità,
raccogliere abbondanti frutti,
scongiurare ogni sciagura, come fame, guerra,peste, grandine. Le processioni, con a capo il sacerdote, raggiungevano i confini del paese per riaffermarne il possesso e implorare su tutto il territorio arato la protezione divina.
Si riporta di seguito un piccolo stralcio delle invocazioni recitate durante questa pratica religiosa, che ha chiare origini precristiane. Soprattutto la rogazione del 25 aprile ha preso origine dalle feste Ambarvalia dell'antica Roma, aventi le stesse finalità, mentre le altre si sono affermate nel V sec. in Gallia, per diffondersi poi in Europa.

A damnatione perpetua, Libera nos domine.

A subitanea et improvvisa morte, Libera nos domine.

Ab imminentibus peccatorum nostrorum periculis, Libera nos domine.

Ab infestationibus daemonum, Libera nos domine.

Ab omni immunditia mentis et corporis, Libera nos domine.

A fulgure, et tempestate, Libera nos domine.

A peste, fame, et bello, Libera nos domine.

A flagello terrae motus, Libera nos domine.

A omni malo, Libera nos domine.

Per mysterium sanctae incarnationis tuae, Libera nos domine.

Per passionem et crucem tuam, Libera nos domine.

Per gloriosam resurrectionem tuam, Libera nos domine.

Per admirabilem ascentionem tuam, Libera nos domine.

Ut fructus terrae dare, et conservare digneris, te rogamus audi nos.

Ut civitatem istam, et omnem populum ejus protegere, et conservare digneris, te rogamus audi nos.
Ut omnibus fidélibus defunctis requiem aeternam dones, te rogamus audi nos.

Ut nos exaudií dignéris, te rogamus audi nos.

Fili Dei te rogamus audi nos. Agnus Dei, qui tollis peccata mundi. Parce nobis, Domine.

La traduzione in italiano

Dalla dannazione perpetua , liberaci , o Signore.
Dalla morte improvvisa , liberaci, o Signore.
Dai pericoli che minacciano i nostri peccati , liberaci , o Signore.
Dalla infestazione di demoni , liberaci , o Signore.
Da tutte le impurità della mente e del corpo , liberaci , o Signore.
Da fulmini e dalla tempesta, liberaci , mio Signore.
Dalla peste , carestia e guerra , liberaci , o Signore
Dal flagello del terremoto , o Signore liberaci.
Da ogni male , liberaci , o Signore.
Attraverso il mistero della tua santa incarnazione , liberaci , o Signore. Attraverso la passione e la tua croce, o Signore liberaci.
Con la vostra gloriosa resurrezione , liberaci , o Signore.
Attraverso la vostra ammirevole ascensione, liberaci , o Signore.
Perché ti degni di darci e mantenerci i frutti della terra,Ti supplichiamo ascoltaci.
Per questa città , e tutta la sua gente per proteggere e preservare, Ti supplichiamo ascoltaci.
Al fine di garantire il riposo eterno per tutti i fedeli defunti , Ti supplichiamo di ascoltarci. O Figlio di Dio , Noi ti supplichiamo ascoltaci. Agnello di Dio , che togli i peccati del mondo . Perdonaci , o Signore.”

Il sacerdote al termine delle funzioni benediceva con la croce e con l’acqua santa.

Le rogazioni a Cervara di Roma

A Cervara ,in provincia di Roma, nei tre giorni antecedenti l'Ascensione si celebrano le rogazioni,seppure in forma molto essenziale,sia perché non si effettuano processioni, sia perché i pochi partecipanti anziani sono impossibilitati a fare lunghi percorsi. Il sacerdote si ferma sul sagrato della chiesa di Maria Santissima della Visitazione e qui dopo le preghiere di rito benedice con la croce e con l'acqua santa il paese e le poche coltivazioni rimaste,volgendosi ai quattro punti cardinali. A differenza di altri luoghi c'è la recita completa delle preghiere e litanie.

Ripa di Fagnano - la festa di San Vincenzo Ferrer e le rogazioni

A Ripa, frazione di Fagnano Alto (AQ),la cerimonia della benedizione delle campagne è tuttora sentita e partecipata dalla popolazione, anche perché è presente una certa attività agricola,finalizzata soprattutto per il fabbisogno familiare. La manifestazione religiosa avviene in onore di San Vincenzo Ferrer,qui festeggiato la domenica successiva al 5 aprile con una processione che dalla chiesa di San Vittorino raggiunge le alture poste ai limiti del paese, per spaziare con le benedizioni sui sottostanti terreni coltivati. A lui ci si rivolge per essere protetti dai fulmini, dai terremoti, dalle intemperie devastatrici dei raccolti. Il corteo processionale giunto al “Campo di Sant'Antonio” si ferma per procedere alle solite quattro benedizioni, che il sacerdote impartisce ruotando nei punti cardinali e con lui il simulacro di San Vincenzo, come a rafforzare l'azione propiziatrice del rito. Un'altra sosta è prevista presso la chiesa di Sant'Antonio, mentre la terza ed ultima si effettua in località Castello, dopo aver percorso un suggestivo tratto panoramico, che per la pendenza mette a dura prova i portatoti della statua. Qui si ripete lo stesso rituale, con l'aggiunta della pregevole croce astile benedicente, purtroppo derubata da mani sacrileghe. Alla fine è consuetudine distribuire a tutti i presenti fragranti ciambelle, anche in segno augurale di abbondanza. È un momento al di là del cerimoniale di grande convivialità e di socialità.

A Vallecorsa la benedizione dei campi nella festività di San Marco

A Vallecorsa (FR) il 25 aprile, giorno della rogazione maggiore, si festeggia San Marco Evangelista con una solenne processione,a cui partecipano numerosi bambini recanti in mano un dolce a forma di galletto, e le bambine un altro raffigurante una pupetta, dal chiaro significato propiziatorio. Quando il corteo giunge a Piazza Plebiscito il sacerdote benedice la comunità di Vallecorsa e le campagne circostanti, un atto che vuole rendere immuni i terreni coltivati da ogni intemperia in modo da assicurare fecondità e abbondanza di frutti.

Ogni tanto un buontempone  grida :" I marziani,ho visto i marziani "e i terrestri impauriti come non mai scrutano il cielo,fuggono o si precipitano sui monitor per seguire i servizi speciali con tanto di testimonianze oculari, fino a che si torna in breve alla vita di sempre. Memorabile il racconto radiofonico di Orson Welles del 1938. Uno  sventurato invece, uscito da una dolorosa esperienza , si sente di lanciare un ben più concreto avvertimento: " Attenti ai tarli, fate attenzione agli acari dei tarli del legno dentro e fuori casa" e viene preso quasi in giro, anche con battutine per riderci sopra.  ...continua a leggere "L’acaro del tarlo del legno. Un killer sconosciuto"

L’eremo di San Venanzio a Raiano, vicino Sulmona, sta tenacemente aggrappato a due verticali pareti rocciose situate sul fiume Aterno, in prossimità della valle Peligna. Il santo , nato e martirizzato a Camerino nelle Marche nel 253 d. C. a soli 15 anni, visse in questo angolo d’Abruzzo con il maestro Porfirio per circa due anni , dedicandosi totalmente alla penitenza e alla preghiera. La tradizione racconta che qui impresse parti del suo corpo nelle pietre del luogo, poi diventate oggetto di particolare venerazione, perché ritenute miracolose soprattutto per i mali delle ossa e delle articolazioni. ...continua a leggere "Le pietre di San Venanzio Raiano 1979-1985"

Come ogni anno, la numerosa compagnia di Vacri(CH) percorre a piedi l'ultimo tratto che conduce al santuario del volto Santo di Manoppello (PE), noto per la presenza della taumaturgica reliquia del Santo Velo. Molti altri devoti giungono dai paesi del chietino e del pescarese la terza domenica di maggio per la festa del Volto Santo. La tradizione vuole che l'immagine, impressa in questo sottilissimo velo di 24 X 17 cm., mostri il viso di Gesù. ...continua a leggere "Il Volto Santo di Manoppello 1999"

Il fiume Aniene, affluente del Tevere, nasce nel territorio di Filettino (FR), entro l Parco Regionale dei Monti Simbruini. L'alto corso è a carattere torrentizio per la pendenza del suo letto e per la contenuta portata di acqua mediamente presente nel suo tragitto iniziale. A Comunacque con l'apporto del Simbrivio si ingrossa e prende le caratteristiche di fiume, che per l'assetto idrogeologico si mantiene veloce e impetuoso. Fino a che non raggiunge il borgo di Subiaco scorre serrato tra scoscesi pendii montani, ricchi di fascino e di vegetazione. Particolarmente suggestiva è la profonda gola nel tratto che va da Trevi nel Lazio a Subiaco. Di poi ha inizio la media valle del fiume fino alle porte orientali di Tivoli. Le riprese del documentario si riferiscono al percorso Jenne - Marano Equo, compreso fra l'alta e, in parte, media valle dell'Aniene.
...continua a leggere "L’Aniene in canoa 1981"

Il presente lavoro, con altri due prossimi alla pubblicazione, non ha pretese di aggiungere novità alle attuali conoscenze che si hanno sul Volto Santo di Manoppello, unico ritratto ad essere trasparente e visibile in entrambe le facciate con eguale fisionomia ed ancora solo da certe angolazioni spaziali e luminose. Studi autorevoli di specialisti, non sempre collimanti fra loro, hanno messo in luce diversi aspetti legati alla preziosa reliquia, che tuttavia attende ancora chiarimenti certi, possibilmente esaustivi sulla sua misteriosa origine e realtà. ...continua a leggere "Il Volto Santo di Manoppello 1981-1982"

Ogni anno, soprattutto durante la festa della Trinità, migliaia di fedeli si recano nel santuario montano di Vallepietra (RM), spinti da profonde motivazioni spesso riconducibili ad un bisogno di aiuto e conforto, ma anche dal richiamo della secolare tradizione. Ancora oggi i pellegrini percorrono a piedi strade asfaltate e impervi sentieri di montagna per trovarsi a tu per tu con la Trinità ed esprimere al suo cospetto gratitudine per uno scampato pericolo, una richiesta di guarigione o semplicemente una preghiera. Laddove tutto è possibile, si mostra e perfino si urla il proprio dolore, affinché la potenza sia compassionevole e conceda la grazia. E’ un incontro tanto atteso, carico di forti tensioni interiori , che può generare incontrollate reazioni emotive. ...continua a leggere "La festa della SS. Trinità a Vallepietra 1978-’82"

Gli abitanti di Roviano (RM)condividono con altre popolazioni del territorio una grande devozione verso Sant’Anna e nella ricorrenza del 26 luglio un folto gruppo di fedeli compie un pellegrinaggio a piedi della durata di tre giorni al santuario della Trinità di Vallepietra, dove c’è una cappella a lei intitolata. ...continua a leggere "Devoti di Sant’Anna"

Il santuario-grotta della SS. Trinità, tra Lazio e Abruzzo, è situato nel territorio di Vallepietra (RM) alla base di una vertiginosa parete rocciosa detta La Tagliata a circa 1400 metri di altezza, nella catena appenninica dei Monti Simbruini. Qui arrivano nei giorni della festa mobile della Trinità migliaia di pellegrini, molti ancora a piedi, altri con macchine e pullman, provenienti soprattutto dalle province di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Aquila. ...continua a leggere "Devoti di Tufo"

A Vallepietra agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, troviamo ancora rispondenti molte pagine di Carlo Levi sullo stato delle plebi rurali nel centro sud Italia o quanto meno sul ritardo culturale ed economico in cui versavano.
Con qualsiasi tempo, ogni giorno, devono raggiungere le stalle di montagna per governare gli animali e sono già in piedi quando è ancora notte fonda. ...continua a leggere "Festa di Sant’Antonio Abate. Vallepietra 1981-1983"