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Pacchiane di Nocera Terinese
Fino ad un recente passato era facile vedere le donne di Nocera Terinese(CZ) con il costume contadino e trasportare in equilibrio sulla testa ceste di vimini o altri pesi dentro e fuori il paese. Le pacchiane come cariatidi greche apparivano ai piedi del monte Reventino per andare a coltivare tenacemente appezzamenti di uliveti, vigneti , agrumeti, fonte primaria dell'economia domestica. Per questo a difesa dei campi o di piccoli orti mettevano di guardia spaventapasseri ed oggetti apotropaici, di preferenza con il rosso e a volte con l'abito della pacchiana. Esso è costituito da “ un corpetto detto “curzeu”, coperto da una camicetta che viene chiamata “spenseru”;da una sopravveste a “gunneddra” che è annodata dietro a forma di coda; da una sottoveste di panno che è rosso per le sposate, nero per le vedove, marrone per le nubili e lascia intravedere “a camisa” una lunga camicia interna di cotone bianco. Infine, annodato alla vita,c'è un grembiule nero detto ”mantisinu”. All'inizio del Novecento si usava un corpetto diverso detto “jippune”; le donne nubili portavano un copricapo di lino bianco il “rituorto”, quelle sposate il “mannile”di seta nera”. Estratto da Giuseppe Esposito Pro Loco Ligea Nocera Terinese Per attutire i sobbalzi dei pesi posti sopra la testa,ma anche per equilibrarli meglio durante il trasporto, usavano un fazzoletto arrotolato a ciambella, detto “maccaturo”.

I Vattienti di Nocera Terinese

Nocera Terinese (CZ) conserva antiche tradizioni religiose così radicate, che ancora oggi, nonostante i mutamenti epocali della storia, connotano profondamente l'identità culturale del centro calabrese. Particolare importanza nel ciclo festivo annuale rivestono i riti della Settimana Santa, per l' intensa partecipazione popolare alle cerimonie, all'interno delle quali si inserisce il gruppo spontaneo dei Vattienti. Le cerimonie religiose hanno inizio, come in ogni altra chiesa cattolica, dalla domenica delle palme, per concludersi nella domenica di Pasqua. In questo reportage della metà degli anni Ottanta del secolo scorso sono documentate solo le manifestazioni che avvengono nei giorni di venerdì e sabato santo ed in particolare quelle legate ai vattienti.Si rinnova con loro l'antichissimo rito dell'autoflagellazione, nei secoli in uso per penitenze e purificazioni,ma anche per impetrare la protezione divina verso terribili calamità come fame, peste,guerra. Il venerdì santo a sera la statua dell' Addolorata, al suono di una marcia funebre, esce in processione dalla chiesa dell' Annunziata per recarsi in quella di san Giovanni Battista, ove incontrare misticamente il Cristo. Nella mattina di Sabato i Vattienti, indossato l'abito di rito, con un infuso caldo a base di rosmarino preparano le gambe a sanguinare dopo le prime battiture con il cardo,un disco di sughero con strato di cera da cui fuoriescono per due millimetri 13 punte di vetro. Un secondo disco di sughero,detto la rosa, ben levigato e scanalato, viene impiegato per defluire a terra il sangue. Unito al Vattiente con un cordoncino è l' Acciomu, in genere un ragazzo proveniente dalla sua stessa famiglia, che verosimilmente impersona la figura del Cristo, L'Ecce Homo per l'appunto. Vicino a loro c'è sempre un amico pronto a bagnare le ferite con vino rosso per disinfettarle e mantenerle pulite. I flagellanti durante il percorso processionale si muovono liberamente,scegliendo i luoghi e i tempi dell'azione, ma per tutti non può mancare  l'incontro con l'addolorata e il Cristo. Davanti al simulacro, dopo il segno di croce e spesso in ginocchio, si percuotono con maggior vigore e trasporto emotivo. Oltre che al cospetto della Pietà, si battono davanti alle abitazioni di amici e parenti,che considerano il gesto come un segno di onore e amicizia, sul sagrato delle chiese, a conferma della loro devozione, ma anche di fronte al carcere, in ricordo degli arresti e divieti da parte dell'autorità ecclesiastica per impedire questa tradizione come accadde ancora nel 1958. In quell' anno il paese fu messo letteralmente sotto assedio da un gruppo di militari per espressa richiesta del vescovo, intenzionato a stroncare il rito, ma non ci riuscì, per l'opposizione dell'intera comunità e per l'intervento del generale Saturno Valentino Nelle ore centrali del giorno,dopo una ripida salita si giunge al diroccato convento dei Cappuccini, posto sulla sommità dell' abitato, che rappresenta idealmente il Calvario. Qui la processione si ferma il tempo necessario per far riprendere le forze soprattutto agli incollatori che hanno dovuto sostenere il pesante trasporto della statua in così lungo e impegnativo tragitto. Sull'origine del rito religioso non abbiamo notizie certe e le ipotesi avanzate divergono, una ritiene che sia di derivazione precristiana, con riferimento al mito di Attis e Adone e l'altra di retaggio medioevale, attraverso i movimenti penitenziali, molto attivi nel meridione d'Italia. Sappiamo però che a Nocera l' autoflagellazione era già praticata nel 1600, sebbene in forme diverse. Tante sono le motivazioni che spingono i noceresi a perpetuare questo rito, chi lo compie per tradizione familiare, chi per aver fatto un voto, chi per un bisogno di espiazione e di riconciliazione, ma molte altre sono le spinte personali,in gran parte dettate da un sincero atto di fede. Al termine i fedeli escono dalla chiesa con piatti ricolmi di verdeggianti piantine, soprattutto di grano e lenticchie, messe a dimora nel buio per farle sviluppare in breve tempo. Sono i cosiddetti giardini di Adone, ampiamente diffusi in Italia per abbellire i sepolcri durante il periodo pasquale. Con essi si vuole gloriare non solo la resurrezione di Cristo, ma anche l' imminente rinascita della natura.

Per un approfondimento https://www.youtube.com/watch?v=nfIbvMaMGaI

 

Nella passata civiltà contadina la vita di ogni individuo e dell'intera comunità dipendeva totalmente dai raccolti agricoli, spesso magri, che i servi della gleba con gran fatica riuscivano a immagazzinare nel corso dell'anno. Già alla fine dell'inverno si cominciava a dare una prima stima dei futuri raccolti, osservando lo stato dei teneri germogli, verso cui i contadini rivolgevano tutte le attenzioni, per farli giungere copiosi a maturazione. Il ciclo agricolo primaverile costituiva una fase cruciale per l'approvvigionamento alimentare, tanto delicato quanto vitale per evitare lo spettro della fame e delle conseguenti malattie dovute a denutrizione. Nonostante tutti gli sforzi e le continue accortezze per assicurarsi una sufficiente raccolta di prodotti ceralicoli, come di tanti altri, sulle verdi campagne incombeva sempre il pericolo di una calamità naturale, che poteva abbattersi improvvisa, arrecando terribili disastri. Si era in balia degli eventi atmosferici, come grandinate, temporali, tempeste, siccità. Poco o nulla si poteva fare per scongiurare simili flagelli, se non affidarsi   a forze soprannaturali, a complesse cerimonie religiose, a riti magici, tutt'oggi ancora in uso in diverse aree rurali d'Italia, sebbene in modo margimale. Più abitualmente si invoca un potente santo deputato a proteggere gli uomini e i loro beni dalle calamità naturali, ma non è neppure infrequente il ricorso  a oggetti o elementi  che inseriti in  rituali religiosi, acquisiscono, per così dire, forze ed entità sacrali, in grado di  vincere la furia rovinosa di fenomeni atmosferici ed altri mali. Rituali canonici, come ad esempio le rogazioni o l'uso di suonare le campane per attenuare la violenza dei temporali, convivono con pratiche di natura magica, fortemente sincretiche, che ci sono giunte da un remoto passato. ...continua a leggere "Contro tempeste, grandinate, calamità e malanni"

Guardia Sanframondi -  riti penitenziali 1982

 

Guardia Sanframondi -  riti penitenziali 1989

 

Guardia Sanframondi - riti penitenziali 1996

Guardia Sanframondi - riti penitenziali 2003

Guardia Sanframondi - riti penitenziali 2017

Palmoli 27-7-1980

Sfilata delle pacchianelle e processione della Madonna del Carmine

Palmoli, provincia di Chieti, il 27 luglio festeggia la Madonna del Carmine, a cui si portano in dono prodotti alimentari della campagna e una varietà di cibi elaborati in casa dalle donne del paese che , cosa alquanto rara, svolgono un ruolo preminente all'interno della locale ricorrenza. A loro spetta il trasporto della statua della Madonna del Carmine e quello di alcuni angioletti su piccole nuvole, che si tengono in braccio come fossero bambini. Le ragazze, note come pacchianelle per il costume tradizionale di contadine, hanno dato il nome alla sfilata che attraversa il paese con il suo bengodi in bella vista. Un tempo, non molto lontano, le offerte votive comprendevano specialmente covoni di grano, che si trasportavano con asini e buoi riccamente agghindati. La manifestazione si caratterizza certamente come momento di ringraziamento per i beni ricevuti e come auspicio per una rinnovata prosperità. Oggi l'evento rituale di origine agreste, pur mostrandosi come un momento di revival della civiltà contadina, conserva ancora una forte vitalità per la grande partecipazione popolare che la anima. Certamente la festa è una delle tradizioni locali che più sta nel cuore dei Palmolesi e che più li sa coinvolgere.

il testo deve essere completato

 

 

La processione della Madonna del Carmine  27 luglio 1980

 

 

 

La Madonna di Loreto e la corsa degli Zingari di Pacentro

Fu un piacere  inaspettato quello che provai nel 1980 a percorrere il borgo medioevale di Pacentro, con le sue stradine e scalinate consunte dal tempo, delimitate da case di pietra che si compenetrano l’una con l’altra, al di sopra di annerite arcate e ordinate cataste di legna per l’inverno. Il vento, sommesse voci e rumori di passi udivo zigzagando da un vicolo e l’altro. I portoni, gli stipiti, le edicole sacre e gli elementi del patrimonio architettonico medioevale e contadino stavano al loro posto, come il tempo li aveva conservati. ...continua a leggere "La Madonna di Loreto e la corsa degli Zingari di Pacentro"

Il fantasmagorico carnevale di Subiaco

Gabbia di matti è il mondo, così afferma Tommaso Campanella in un suo aforisma e anche per l'incisore Giuseppe Maria Mitelli Il mondo è per lo più gabbia di matti, Erasmo da Rotterdam scrive L'Elogio della follia, solo per citare alcuni autori, che dal Rinascimento in poi evidenziano e proclamano la pazzia come una condizione dell'umano agire, che non si può e non si deve ovviare. Già i latini affermavano che almeno una volta l'anno è bello insanire. ...continua a leggere "Il carnevale di Subiaco"

Ci sono luoghi che al primo sguardo suscitano un particolare fascino, un tale stupore che le nostre più profonde emozioni prendono a vibrare intensamente e le immagini  con  la loro forza evocativa si sedimentano per sempre nello scrigno dei ricordi più belli. Il santuario della Madonna della Grotta di Bombile, frazione del comune di Ardore (RC) era sicuramente tra questi. ...continua a leggere "Santuario della Madonna della Grotta di Bombile (RC) – immagini 1984-2001"

Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini costituisce la più estesa area protetta del Lazio, su cui insistono i paesi di Subiaco, Cervara di Roma, Camerata, Jenne, Vallepietra in provincia di Roma e Filettino e Trevi nel Lazio in provincia di Frosinone. In questo territorio, confinante ad est con l’Abruzzo, l’uomo ha sempre saputo sfruttare le risorse naturali necessarie al suo fabbisogno, adattandosi a quelle condizioni produttive offerte dalle diverse fasce altimetriche e dalla più o meno presenza di acqua, dato il diffuso carsismo. Le attività agro-pastorali, zootecniche e boschive hanno rappresentato storicamente le fondamentali voci su cui si è basata l'economia familiare. ...continua a leggere "Lavori tradizionali nel Parco dei Monti Simbruini"