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Festa di Sant’Antonio Abate. Vallepietra 1981-1983

A Vallepietra agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, troviamo ancora rispondenti molte pagine di Carlo Levi sullo stato delle plebi rurali nel centro sud Italia o quanto meno sul ritardo culturale ed economico in cui versavano.
Con qualsiasi tempo, ogni giorno, devono raggiungere le stalle di montagna per governare gli animali e sono già in piedi quando è ancora notte fonda. Forse stamani si sono alzati anche un po’ prima, c’è la grande festa di sant’Antonio Abate, protettore degli animali, ma anche dei cristiani, come viene proclamato, anche se il contenuto dei seguenti versi popolareggianti si addice più alla figura di Sant’Antonio da Padova.

Il primo così recita:

Sant’Antonio mio belegno (benigno)/di pregarti non son degno
come nostro protettore / prega Dio Salvatore
molta vita e castità / molte grazie Dio ci fa
Per virtù del responsorio/Facci grazie Sant’Antonio
Sant’Antonio per la campagna/ Sant’Antonio ci accompagna
Sant’Antonio ogni pericolo/Sant’Antonio scampaniglio( scampacelo).
Al termine si deve dire per tre volte un Pater, Ave e Gloria.

Il secondo più breve dice :

sant’Antonio gico gicondo/nominato per tutto il mondo
chi lo tiene per suo avvocato/da Sant’Antonio sarà salvato

Entrambe le composizioni insistono sul bisogno di protezione e sulla richiesta di grazie. Di un altro tenore è il successivo testo, registrato sempre a Vallepietra dalla viva voce della signora Celeste, che per i significati rimanda certamente al Sant’Antonio eremita:

Sant’Antonio barba bianca/fino al petto c’era giunta
dammene poco de sausicchia(salsiccia)/dammene poco de sau sa
se non me la voi da/te se possa fracidà
quando stiamo allo portone/che ci apre la padrone
senza fare complimenti/bona sera a tutti quanti.

Durante la festività di Sant’Antonio Abate era infatti usanza, ma tuttora è viva in determinati paesi, andare in giro a questuare cibo, specie nelle case dei ricchi in cambio di espressioni augurali e la salsiccia era premio ambito, ma ad un rifiuto sorgeva spontanea una minaccia, che doveva impensierire non poco i signori.

Alla spicciolata gli uomini con abiti da lavoro si radunano nella piazza del paese con muli, cavalli asini per farli benedire dal sacerdote. Ad attenderli pochi paesani e la banda, che al termine della brevissima esibizione accompagna con un brano musicale di rito una essenziale consumazione a base di dolcetti familiari, scaldati da un bicchierino di liquore.

Dopo la benedizione tutti si dileguano in fretta e furia per andare a sbrigare le quotidiane faccende e in piazza resta per qualche minuto solo chi ha tempo per mangiare un paio di biscotti offerti dal comitato.

Troppo complesso il mondo folclorico che ruota attorno al santo per affrontarlo qui. Pertanto in conclusione mi limito a fornire inedite riprese sull’antica tradizione di mascherarsi per Sant’Antonio. A Vallepietra si è conservata, almeno fino a qualche decennio fa, la tradizione di fare improvvisate mascherate in occasione della festa del santo, tuttora molto sentita per l’impiego del bestiame nelle attività economiche del paese, di cui si invoca la protezione. La comparsa delle maschere all’interno della celebrazione religiosa trova la sua giustificazione nel fatto che la ricorrenza festiva del 17 gennaio da inizio al periodo di carnevale e abbastanza diffusa è la presenza di figure buffonesche che si ispirano ad episodi tratti dalla vita del santo anacoreta, come in Abruzzo.

Le riprese son state girate  in super 8 muto e sonorizzate con materiale audio registrato all'epoca.