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Vattienti di Nocera Terinese 1985-1986

 

Nocera Terinese (CZ) conserva antiche tradizioni religiose così radicate, che ancora oggi, nonostante i mutamenti epocali della storia, connotano profondamente l'identità culturale del centro calabrese. Particolare importanza nel ciclo festivo annuale rivestono i riti della Settimana Santa, per l' intensa partecipazione popolare alle cerimonie, all'interno delle quali si inserisce il gruppo spontaneo dei Vattienti. Le cerimonie religiose hanno inizio, come in ogni altra chiesa cattolica, dalla domenica delle palme, per concludersi nella domenica di Pasqua. In questo video della metà degli anni Ottanta del secolo scorso sono documentate solo le manifestazioni che avvengono nei giorni di venerdì e sabato santo ed in particolare quelle legate ai vattienti.Si rinnova con loro l'antichissimo rito dell'autoflagellazione, nei secoli in uso per penitenze e purificazioni,ma anche per impetrare la protezione divina verso terribili calamità come fame, peste,guerra. Il venerdì santo a sera la statua dell' Addolorata, al suono di una marcia funebre, esce in processione dalla chiesa dell' Annunziata per recarsi in quella di san Giovanni Battista, ove incontrare misticamente il Cristo. Nella mattina di Sabato i Vattienti, indossato l'abito di rito, con un infuso caldo a base di rosmarino preparano le gambe a sanguinare dopo le prime battiture con il cardo,un disco di sughero con strato di cera da cui fuoriescono per due millimetri 13 punte di vetro. Un secondo disco di sughero,detto la rosa, ben levigato e scanalato, viene impiegato per defluire a terra il sangue. Unito al Vattiente con un cordoncino è l' Acciomu, in genere un ragazzo proveniente dalla sua stessa famiglia, che verosimilmente impersona la figura del Cristo, L'Ecce Homo per l'appunto. Vicino a loro c'è sempre un amico pronto a bagnare le ferite con vino rosso per disinfettarle e mantenerle pulite. I flagellanti durante il percorso processionale si muovono liberamente,scegliendo i luoghi e i tempi dell'azione, ma per tutti non può mancare  l'incontro con l'addolorata e il Cristo. Davanti al simulacro, dopo il segno di croce e spesso in ginocchio, si percuotono con maggior vigore e trasporto emotivo. Oltre che al cospetto della Pietà, si battono davanti alle abitazioni di amici e parenti,che considerano il gesto come un segno di onore e amicizia, sul sagrato delle chiese, a conferma della loro devozione, ma anche di fronte al carcere, in ricordo degli arresti e divieti da parte dell'autorità ecclesiastica per impedire questa tradizione come accadde ancora nel 1958. In quell' anno il paese fu messo letteralmente sotto assedio da un gruppo di militari per espressa richiesta del vescovo, intenzionato a stroncare il rito, ma non ci riuscì, per l'opposizione dell'intera comunità e per l'intervento del generale Saturno Valentino Nelle ore centrali del giorno,dopo una ripida salita si giunge al diroccato convento dei Cappuccini, posto sulla sommità dell' abitato, che rappresenta idealmente il Calvario. Qui la processione si ferma il tempo necessario per far riprendere le forze soprattutto agli incollatori che hanno dovuto sostenere il pesante trasporto della statua in così lungo e impegnativo tragitto. Sull'origine del rito religioso non abbiamo notizie certe e le ipotesi avanzate divergono, una ritiene che sia di derivazione precristiana, con riferimento al mito di Attis e Adone e l'altra di retaggio medioevale, attraverso i movimenti penitenziali, molto attivi nel meridione d'Italia. Sappiamo però che a Nocera l' autoflagellazione era già praticata nel 1600, sebbene in forme diverse. Tante sono le motivazioni che spingono i noceresi a perpetuare questo rito, chi lo compie per tradizione familiare, chi per aver fatto un voto, chi per un bisogno di espiazione e di riconciliazione, ma molte altre sono le spinte personali,in gran parte dettate da un sincero atto di fede. Al termine i fedeli escono dalla chiesa con piatti ricolmi di verdeggianti piantine, soprattutto di grano e lenticchie, messe a dimora nel buio per farle sviluppare in breve tempo. Sono i cosiddetti giardini di Adone, ampiamente diffusi in Italia per abbellire i sepolcri durante il periodo pasquale. Con essi si vuole gloriare non solo la resurrezione di Cristo, ma anche l' imminente rinascita della natura. Le riprese sono tutte in super8 e sonorizzate con registrazioni di allora, non perfette, ma autentiche.