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L’acaro del tarlo del legno. Un killer sconosciuto

Ogni tanto un buontempone  grida :" I marziani,ho visto i marziani "e i terrestri impauriti come non mai scrutano il cielo,fuggono o si precipitano sui monitor per seguire i servizi speciali con tanto di testimonianze oculari, fino a che si torna in breve alla vita di sempre. Memorabile il racconto radiofonico di Orson Welles del 1938. Uno  sventurato invece, uscito da una dolorosa esperienza , si sente di lanciare un ben più concreto avvertimento: " Attenti ai tarli, fate attenzione agli acari dei tarli del legno dentro e fuori casa" e viene preso quasi in giro, anche con battutine per riderci sopra.  Una segnalazione di pericolo del tutto ignorata. Probabili gli effetti devastanti che potrebbero derivare. Causa scatenante? Eserciti di altri marziani delle dimensioni di un decimo di millimetro, che si annidano indisturbati nelle nostre stanze, pronti a sferrare un attacco micidiale. Di chi stiamo parlando? Ma del marziano acaro del tarlo del legno, un illustre sconosciuto, che indisturbato porta a segno tutte le sue scorribande belliche, tanto chi lo conosce? Chi si preoccupa di informare? Anch'io fino ad oggi non sapevo nemmeno che esistesse. Mai sentito a scuola, mai visto in televisione, mai incontrato nelle strutture sanitarie, strapiene di avvisi, cartelloni, locandine di ogni tipo. Mai ricordo di aver letto un foglio illustrativo su questo pericolo incombente, così che l'incognito marziano ha potuto viaggiare indisturbato ovunque, a nostre spese.
Questa è la mia allucinante vicenda e quella di mia moglie,raccontata solo per essere in qualche modo di aiuto ad altre sfortunate vittime ed avvisare cosa può accadere in determinate situazioni,laddove ci sono mobili antichi di legno o travi tarlate nei soffitti. Tralasciando ogni approfondimento scientifico legato al fenomeno, esaustivamente riscontrabile in internet, ecco in sintesi l'incredibile disavventura.
Nei primissimi giorni dello scorso giugno, ho notato  nel mio corpo chiazze rosse pruriginose concentrate nei fianchi e nelle braccia, che ho scambiato frettolosamente per punture di zanzare, nulla di più sbagliato e deleterio. Ho cominciato a impomatarmi, senza però ricevere miglioramenti, anzi invece di attenuarsi e sparire,queste pustole aumentavano a dismisura. Il fastidio e il dolore erano insopportabili. Sono andato dal medico e mi ha fatto la diagnosi: " Sono punture di insetti",ha chiesto se abbiamo zanzariere protettive per eliminare il problema. Non le abbiamo, bisognerà istallarle,nel mentre aggiungiamo altre pomate, cortisone e antistaminici. La cura non sembra sortire effetti significativi nell'immediato. Le piaghe ora sono distribuite attorno al  torace, appena poco meno diffuse in quello di mia moglie, che però è tormentata nel seno, sotto seno e ascelle. Le dure chiazze rosse sono accompagnate da vescicole al cui interno vi è del liquido e bisogna fare attenzione a non grattarsi per non peggiorare la situazione. È una parola. Di giorno pure pure, ma di notte è impossibile e si dorme sempre meno. Non si sa cosa fare, è da perdere la testa. Decidiamo di sottoporre il caso ad un dermatologo. Anche lui sentenzia all'istante: "Scabbia", Scabbia ? Replico :” Ma se mi lavo tutti i giorni “. “E' una entomodermatosi”, punture di insetto dunque, ma poi aggiunge "Quale possa essere questo agente è da stabilire " e giù altre pomate e antistaminico.  Torniamo a casa con mille domande e tanta paura. Nei nostri corpi è entrata una miriade di insetti che stanno scavando gallerie sotto la nostra pelle, deponendovi uova, pronte alla schiusa. Ma chi e come? Tanti quesiti senza risposta. Internet ci aiuta a prendere opportuni accorgimenti, almeno per non aggravare l'infestazione che ci sta affliggendo, tra cui chiudere i panni usati in buste chiuse per almeno 48 ore, lavare a 60 o meglio a 90 gradi, con quel che ne consegue, evitare di scambiarsi panni,ma dato il contesto generale con quali reali effetti positivi? Ecc.. Ben presto la nostra casa è piena di buste di plastica sparse qua e là, dal punto di vista psicologico è impressionante. E' come  stare a vivere una condizione da profughi,da accampati. Non si sa dove poggiare gli oggetti,per non contaminarli,non si sa come intervenire, come cacciar via dalla pelle questi killer, ancora UFO. “Facciamoci aiutare almeno a fare la spesa..a prendere..” ma come è possibile chiamare un amico con il rischio di esporlo alla contaminazione di questi alieni che si muovono in casa? Non è nemmeno lontanamente pensabile tacere e nascondere, sarebbe un crimine peggiore. Soli in una stanza sotto bombardamento, off limits. Le piaghe grattate nervosamente in quelle contate ore di sonno notturno,concesse per sfinimento, aumentano, ci si alza per disperazione, non si dorme più. Le stanze sono ripiene di buste, non si sa più cosa contengono e dove metterle. Torno a informarmi in internet, e tra acari ed acari l'attenzione si posa soprattutto sull'acaro del tarlo del legno. Ha tutte le carte in regola per essere identificato come il responsabile della tragedia , penso ai mobili molto antichi in casa e molto tarlati, sono sicuro o almeno lo spero, sono loro. Contattooo. Apprendo che possono vivere a determinate temperature e si muovono sottopelle. Due più due deve far quattro. Preparo buste di ghiaccio che applico sulla carne, fino a farla ustionare. La temperatura corporea locale precipita. Ora  che crepino. Non so come siano andate realmente  le cose là sotto pelle, ma mi piace immaginare questi mostriciattoli che corrono nelle gallerie interne per sfuggire al freddo che avanza, inesorabile. Avrei voluto vedere la faccia incredula di questi assassini,mentre sono divorati dal ghiaccio. Non so in che misura la mia lenta guarigione sia stata favorita dalle fredde applicazioni, so però che esse hanno generato  benefici effetti sulla martoriata pelle, arrecando almeno un gran sollievo nel corpo. Ma un'altra battaglia restava da compiere. Bisognava debellare l'infestazione dell'acaro del tarlo maledetto. Uscire di casa, una soluzione, ma , a parte difficoltà varie, si ponevano non pochi problemi di ordine pratico e psicologico. Bisognava rimuovere la causa, altrimenti non ci sarebbe stata alcuna via di uscita. A complicare le cose la presenza di 4 antiche travi di castagno a vista nello studio, reggenti un solaio anch'esso di legno,il tutto inamovibile. Stiamo rasentando quasi la psicosi, ce li sentiamo sempre addosso, non abbiamo pace e con profondo sconforto torniamo a cercare in internet per trovare risposte al problema. Ci troviamo a sfogliare diversi siti contenenti la magica parola “disinfestazione” e al contempo apprendiamo che forse alcuni oli essenziali, come la menta piperita, allontanano questo tipo di insetto. Prenoto un incontro con un esperto per saperne di più, consapevole di pagare profumatamente il disturbo e la consulenza, ma non ho altra scelta e intanto nella stanza dello studio lascio cadere due gocce pure di menta piperita, il cui odore si sparge nell'aria con una tale rapidità che per paura chiudiamo subito la suddetta porta. Sarà aperta l'indomani pomeriggio, con la “rassicurante” presenza del consulente venuto da Roma. Varcata la soglia con ancora nell'aria un leggerissimo odor di menta, mi colpisce l'assenza totale di punture per tutto il tempo dell'ispezione fatta dal disinfestatore. Che abbiano davvero funzionato a dovere le gocce? Non lo saprò mai. Il cosiddetto specialista, che tra l'altro mi ha raccontato balle sulla inattaccabilità degli archivi fotografici da parte del tarlo, mentre è vero esattamente il contrario, motivo per il quale era stato anche chiamato, fissa il preventivo a 6.500 euro più iva, comprendente il trattamento delle 4 travi, due bonifiche di mobili e due piani di legno di castagno da spennellare in due giorni di lavoro. Chiediamo un giorno di riflessione, vista la cifra, ma i suoi artigli avevano già preso la preda. Non vigile per i farmaci assunti per il parkinson e mia moglie sfinita da tanta fatica quasi non ci siamo accorti di nulla, due firme ghermite al volo, con molta sostanziosa caparra. Al risveglio l'amara realtà, fregati. Al tarlo si è aggiunto un altro famelico tarlo. Subito chiediamo la recessione, accordata con nessuna restituzione del cospicuo versamento. Abbiamo poi risolto sbolognando tutti gli antichi mobili e facendo venire un nostro amico falegname, che con poche centinaia di euro ha trattato efficacemente le travi, mettendo la parola fine alla paradossale tragedia a noi toccata. Da adesso in poi l'unico oggetto di legno che avrò in casa sarà quello che si usa per girare il sugo. A poco a poco stiamo uscendo dal tunnel.
Che la mia storia, pur con tutte le sbagliate reazioni emotive dovute ad una totale mancanza di conoscenza del fenomeno, possa servire di monito per evitare che qualcuno possa trovarsi da un momento all'altro sull'orlo del baratro.
Spero inoltre che si colmi in fretta questa assenza di informazioni specifiche su questo non rarissimo evento, per indirizzare al meglio le modalità di comportamento e di cura e soprattutto senza lasciare sola la gente che sta soffrendo in prima persona.