I Santi Medici di Longone Sabino

Longone Sabino, in provincia di Rieti, è stato un centro importante dei possedimenti della vicina abbazia benedettina di San Salvatore Maggiore edificata a partire dal secolo VIII. All'ambiente monastico, probabilmente con il concorso di monaci greco-bizantini ivi presenti, secondo fonti orali avvalorate anche dal dott. Alessandro Papò, si deve l'introduzione del culto dei santi Cosma e Damiano. Fin dal 1681 la chiesa parrocchiale era quella dei Santi Medici e nella festività del 27 settembre numerosi pellegrini della Sabina venivano in questo santuario a impetrare grazie . Durante le celebrazioni patronali più volte risuonano due melodie abbinate a due testi religiosi molto antichi, scritti in latino, che sono l'inno Sanctorum meritis inclita gaudia, rivolto a tutti i martiri e il salmo 109 con il verso iniziale Dixit Dominus Domino meo. Nei ricordi degli anziani  del luogo i due canti sono stati introdotti nei riti liturgici verso il 1930 dal parroco di allora don Sisto Fiori(1869-1946), che viene indicato anche come revisore della stesura musicale, pur se mancano riscontri certi. Una diretta testimonianza al riguardo mi è stata fornita dalla signora Carolina Vagli di anni 90, che ha conosciuto e frequentato don Fiori da adolescente e con buona memoria mi ha raccontato quanto il sacerdote ci tenesse all'educazione musicale dei giovani e alla costituzione di una schola cantorum a Longone. Un 'altra importante notizia la fornisce il professore Giovanni Rampazzi quando, rifacendosi ai racconti paterni, non solo parla di incontri avvenuti a Longone tra il Fiori e il musicista Lorenzo Perosi ( 1872-1956 ) , ma dà per certa l'attribuzione all'illustre compositore del breve canto “Siano sempre benedetti e ringraziati i nostri santi martiria, avvocati”, spesso intonato durante i giorni di  festa. Molto probabilmente i due ecclesiastici si sono conosciuti negli ambienti vaticani e hanno conservato nel tempo una buona amicizia, alimentata dai comuni interessi musicali, che forse potrebbero  stare anche alla base delle attuali partiture volgarizzate, elaborate sopra precedenti melodie gregoriane, per una maggiore  partecipazione  corale del popolo durante le funzioni religiose.

1- L'inno”Plurimorum Martyrum”, è attribuito dagli studiosi a Rabanus Maurus (780-856) e le più antiche copie risalgono fino al X secolo. Di esso si conservano più versioni e ad un raffronto è emerso che il testo in uso a Longone Sabino è tale e quale a quello riportato nel Breviario Romano.

2- Il salmo 109, di complessa interpretazione, è attribuito al re Davide ed è presente tanto nei testi sacri dell’ebraismo che nel Vecchio Testamento.La Chiesa Latina recita questo salmo come primo Salmo dei secondi vespri delle domeniche e di quasi tutte le solennità

A sera un centinaio di cumuli di rami di ginestra sono pronti per essere accesi sul fianco della montagna al passaggio processionale di ritorno in paese dal santuario campestre, in ricordo delle fiamme che per intervento divino risparmiarono i due martiri dal rogo, ma l'impiego cerimoniale del fuoco forse si ricollega anche a remote ritualità agresti legate alla purificazione dei campi, per futuri buoni raccolti. Le stesse tuniche processionali dalle accese tinte gialle e rosse sembrano richiamare i colori del fuoco e del sangue. Molto interessante è l'ostensione delle reliquie, eseguita nel Santuario la mattina del 27. Un tempo diffusa e calendarizzata si svolgeva quasi sempre durante le feste patronali . Un fenomeno religioso di grande rilevanza storica, per i molti risvolti culturali e sociali che hanno influenzato per secoli intere generazioni di fedeli, basti pensare ai grandi pellegrinaggi e alle vicende, anche cruente che sono scaturite per il loro possesso. Il rituale oggi permane in pochi altri paesi, alcuni dei quali si affacciano nella Valle dell’Aniene. A tarda sera esce con le stesse modalità un' altra processione con il simulacro dei Santi Medici, diretta nella piazza del paese per elargire un'altra benedizione rivolta ai quattro punti cardinali, in segno protettivo. Fuochi pirotecnici e ballo della pupazza, partecipato gioiosamente come augurio ed esorcizzazione dei mali, chiudono i due giorni di festa.