Acquedotti romani a San Cosimato

Vicino Vicovaro, RM, l'area archeologica di San Cosimato conserva resti di acquedotti romani e di romitori rupestri, abitati da eremiti già nel IV, V secolo d.C.
La valle, per l'abbondanza delle precipitazioni nel bacino idrografico dei vicini Monti Simbruini, è ricca di sorgenti che alimentano, ieri come oggi, il fiume Aniene, lungo il quale i romani captarono grandi quantità di acqua, per convogliarla nell' Urbe mediante la costruzione di 4 acquedotti.
Oltre il 75 % del rifornimento idrico giornaliero per la città di Roma proveniva da questo territorio e l' acqua era considerata di ottima qualità per la freschezza e limpidezza.
Due di essi, l'Anio Vetus (272 a. C.) e l'Anio Novus (52 d C.), qui nelle vicinanze di Tiivoli, la captavano poco più a monte direttamente dalla corrente del fiume, mentre quelli dell' Aqua Marcia (140 a. C). e dell' Aqua Claudia (52 d. C.) la attingevano dalle sorgenti.
Le pareti delle condotte, ben conservate, sono rivestite di strati di calcare, al di sotto dei quali appaiono superfici intonacate con il cocciopesto, la cui malta serviva per impermeabilizzare lo speco e garantire così una costante portata d'acqua.
In uno scenario paesaggistico pieno di fascino, queste superbe vestigie si sono modellate e intrecciate l'una con l'altra, dando luogo ad una fusione di forme architettoniche e naturalistiche altamente suggestive.
Il sito ancor prima della caduta dell'impero romano fu abitato da eremiti, che nei primissimi anni del VI secolo ebbero come guida spirituale la carismatica figura di San Benedetto, venuto nella valle dell' Aniene per condurre una vita ascetica. Qui però egli si fece numerosi nemici, anche tra gli stessi religiosi, tanto che tentarono di avvelenarlo e così fuggì via, per ritirarsi dapprima a Subiaco e poi a Montecassino, dove fondò monasteri basati sulla sua regola ora et labora.

Oggi il luogo di San Cosimato è un'oasi francescana e poco o nulla resta dell' antico complesso architettonico.