Il carnevale di Subiaco

Il fantasmagorico carnevale di Subiaco

Gabbia di matti è il mondo, così afferma Tommaso Campanella in un suo aforisma e anche per l'incisore Giuseppe Maria Mitelli Il mondo è per lo più gabbia di matti, Erasmo da Rotterdam scrive L'Elogio della follia, solo per citare alcuni autori, che dal Rinascimento in poi evidenziano e proclamano la pazzia come una condizione dell'umano agire, che non si può e non si deve ovviare. Già i latini affermavano che almeno una volta l'anno è bello insanire. Il carnevale, come caos e forza rinnovatrice, fin dalle sue più remote manifestazioni cultuali e culturali, rappresenta l'essenza della follia ritualizzata, attraverso cui sfogare le inibizioni e frustrazioni personali e ancor più l'universo simbolico inerente al bisogno di rinnovamento, di rinascita, di esplosione vitale, per la rigenerazione di una nuova cosmogonia, fondante un nuovo ciclo annuale. Il carnevale per antonomasia è la festa in cui c'è il sovvertimento di tutte le regole sociali, per esaltare la creatività e l'immaginazione senza remore, espresse con dinamiche comportamentali esagerate, volte ad esternare una incontenibile gioia. Con tale prorompente vitalità e con altri simboli apotropaici, come le ricorrenti corna, si vuole esorcizzare ogni forma di sventura e di crisi. Non a caso sfilano maschere di morti, che sanciscono la supremazia di questo caos primordiale, dove tutto è possibile, compreso il ritorno sulla Terra dei defunti. É una ciclica valvola di sfogo individuale e collettivo, che consente di esternare il proprio alter ego, all'interno di un gruppo che si muove estemporaneamente, con forme di aggregazione e balli che evocano spesso antichi riti tribali, tendenti alla identificazione e alla appartenenza ad una determinata comunità. Nella baldoria della piazza le paure ancestrali si dissolvono nell'urlo liberatorio e nella risata sguaiata, l'eccesso e i comportamenti smodati sono la norma. Finalmente i pazzi sono i padroni della città, ma per poco, imminente è la quaresima e il ritorno all'ordine. Nel carnevale sublacense ritroviamo tutto ciò ma, specie in passato, la manifestazione carnevalesca si coloriva di una vernacola presa in giro delle istituzioni, a volte anche pungente e irriverente, come nel 1994 quando l'amministrazione con una ordinanza vietò cortei funebri a piedi verso il cimitero per non intralciare il traffico urbano. Da quel piccolo fatto di cronaca locale scaturì una delle più esilaranti inventive sceniche di teatro popolare che si ricordi a Subiaco, degno erede della vis comica di un Plauto. Tutto fu curato nei minimi dettagli e diavoli, ecclesiastici, esercenti di pompe funebri, politici furono messi alla berlina e dell'ultimo viaggio, tra la meraviglia degli astanti, se ne fece una parodia, con il morto che strillava "Lassitame in pace". Non da meno fu l'edizione del 2000, in occasione del Giubileo. Un grande cartello aprì il corteo e la scritta era tutto un programma, Giubilao Subiaco Meravigliao. Infatti a sorpresa uscì per le strade il Papa nero con tanto di seguito di religiosi con varie tonache colorate, alcune delle quali prese in prestito dallo stesso parroco. Un modo forse irripetibile di fare carnevale, il cui merito fu di tanti, ma fra loro senza dubbio spiccava Alessandro Checchi, coadiuvato dal figlio Gianpiero, per la capacità di impersonare spontaneamente la parte e forse anche di affrontare con disinvoltura il severo pubblico sublacense, tanto che ebbe perfino un inchino ossequioso da parte del giornalista Trento Nanni che gli andò incontro, ricevendo subito una solenne benedizione. In questi ultimi anni quello spirito arguto proprio della nostra tradizione folclorica, con cui si reinterpretava in senso ironico la realtà, si è affievolito e sono comparsi sempre più i personaggi presi in prestito dai cartoon, tra cui l'enorme uomo ragno, il possente Hulk, i fiabeschi puffi e così via . La spettacolarizzazione si è fortemente imposta e il puro divertimento ha contagiato tutti, alimentato quest'anno da superbi carri allegorici, che per dimensioni e perizia tecnico-artistica non hanno nulla da invidiare a quelli di altri carnevali italiani. La numerosa gente ha apprezzato particolarmente questa edizione 2016, curata dall'Associazione Culturale Subiaco in maschera, e ha risposto con grande partecipazione all'evento. Ottimi tutti i gruppi mascherati, dinamici e coinvolgenti come non mai e così i vari corpi di ballo, che hanno più volte polarizzato l'attenzione dei presenti.

La mostra fotografica, che racconta tutto ciò ed altro ancora, è allestita nella sala d'ingresso del Centro fisioterapico e medico di Subiaco, sito in Largo Martiri di Cicchetti, aperta dal lunedì al sabato con orario continuato. Gli autori Mirko Cellanetti e Giuseppe Bonifazio dell' Associazione Culturale Simbruina Stagna.