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sezione interna di una carbonaia, 1993
sezione interna di una carbonaia, 1993

Non è molto tempo che le ultime carbonaie di Vallepietra, fumanti fino alla metà degli anni Novanta del secolo scorso, si sono definitivamente spente e con esse è finita una secolare attività lavorativa che nel passato era di fondamentale importanza per l’economia locale e spesso per molte famiglie era l’unica fonte di guadagno (1).

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La festa della Madonna degli Angeli di Canterano

Tra Storia e leggenda

Canterano 2-8- 2014, Madonna degli Angeli
Canterano 2-8- 2014,
Madonna degli Angeli

In piena estate, sotto il sole abbagliante della canicola, si svolge a Canterano (RM) la festa religiosa della Madonna degli Angeli, molto sentita e partecipata dagli abitanti e di grande interesse per le manifestazioni cultuali e rituali proprie della trascorsa cultura contadina, di cui un tempo non lontano costituivano parte integrante e organica. Il 1 e 2 agosto sono i giorni centrali dei festeggiamenti mariani, coincidenti con il ripopolamento del paese, che riprende a vivere in tutte le sue caratteristiche stradine e piazzette, dislocate su un costone roccioso dei Monti Ruffi. Da qui si aprono a ventaglio vasti panorami di boschi e campagne, in un susseguirsi di vallate, tra cui quella profonda dell’Aniene, e di profili montuosi all’orizzonte, che vanno dai monti Simbruini a quelli Prenestini. Le celebrazioni hanno inizio la domenica precedente il 23 luglio, quando la statua della Madonna con Bambino, inserita in un barocco baldacchino in legno dorato, detto anche macchina, viene prelevata dalla chiesa a lei intitolata, per essere trasportata solennemente nella chiesa di San Mauro, situata nella parte alta dell’abitato. Qui resta esposta alla venerazione dei fedeli fino al 13 agosto, giorno in cui fa ritorno nella sua piccola chiesa con gran concorso di gente visibilmente commossa. Nella parrocchia di Canterano attualmente sono presenti tre confraternite, che curano la devozione al culto di San Rocco, di Sant’Antonio da Padova e della Vergine Maria, nel rispetto di secolari disposizioni ecclesiastiche. La più antica tra queste è la congregazione della Madonna degli Angeli, il cui più lontano documento che ne attesta l’esistenza risale al marzo 1709 (1). Essa è disciplinata da uno statuto che ne fissa regole, finalità, doveri e privilegi, tra cui quello di “portare in processione la venerata statua della Madonna” (2). Inoltre, fra i diversi compiti da osservare, la confraternita deve promuovere la devozione mariana e “conservare e curare la manutenzione del santuario, presso l’antico cimitero, e della chiesa di S. Maria, nonché della macchina con la quale si porta processionalmente la statua della Madonna degli Angeli” (3). ...continua a leggere "La festa della Madonna SS. degli Angeli di Canterano"

La pittura, come ricerca esistenziale, di Ercole Gino Gelso

una vista ricorrente
una vista ricorrente di Ercole Gino Gelso

Il mondo figurativo del pittore Ercole Gino Gelso, che conosco fin dagli esordi giovanili, scaturisce anzitutto da un’esigenza dell’anima, sempre alla ricerca dei significati esistenziali profondi, che sostanziano e interrogano la dimensione umana nelle sue molteplici sfaccettature. Per questo non può essere incasellato in un unico stile, una volta per tutte. Il suo linguaggio è mutevole come le nuvole e i volti che dipinge, aperto costantemente alle sperimentazioni e sensibile a tutto ciò che pulsa nel profondo delle sue emozioni. ...continua a leggere "La pittura di Ercole Gino Gelso"

 

Autoritratto 1823 - 1825
Autoritratto 1823 - 1825

Il presente profilo storico-critico di Carl Blechen (1798-1840) vuole soprattutto rendere omaggio e gratitudine ad un geniale pittore tedesco, ancora oggi poco conosciuto, che ha eseguito numerose vedute di Subiaco e dintorni, conservate in bella mostra nei musei e nelle collezioni di Germania (1). In secondo luogo lo studio prende quasi interamente in esame i lavori che Blechen ha eseguito nella valle dell’Aniene durante il viaggio in Italia nel 1828- 1829. Essi testimoniano il suo particolare interesse per il territorio di Subiaco, di Cervara, di Bellegra e Olevano Romano e al tempo stesso documentano la svolta innovativa della pittura di paesaggio che stava maturando in lui.

889 vicino Cervara, paesaggio con la chiesa della Maddalena
889 - vicino Cervara,
paesaggio con la chiesa
della Maddalena (1829)

La divulgazione al riguardo di un elenco di opere, seppure parziale, permette opportunamente di ricordare il suo passaggio nella nostra terra e di comprendere meglio la dimensione umana ed artistica della sua personalità, che ha avuto lo strano destino di essere stata a lungo dimenticata e perfino incompresa dal pubblico negli anni della piena maturità, causa non ultima dei suoi ricoveri in una clinica psichiatrica. Bisognerà attendere il Novecento per restituirgli il giusto riconoscimento che merita nella storia della pittura che va dal Romanticismo al Realismo in Germania e la piena rivalutazione della sua poetica visiva. Pur con sfumature diverse e con accenti che insistono più o meno su determinati aspetti della sua evoluzione artistica, gli storici dell’arte sono concordi nel tributargli un posto di primo piano nel panorama culturale europeo. Scrive F. Novotny “…nello stile e nella qualità alcuni ( studi di paesaggio ) sono dello stesso livello di quelli di Corot. In genere la luce è una caratteristica più importante nella pittura del Blechen; mentre nei paesaggi di Corot essa ha una tenerezza come la primavera, Blechen invece gli da spesso tutta la forza di un giorno d’estate" (2) . Anne Schwarz così si esprime: ”I suoi paesaggi dai colori decisi ed espressivi unitamente agli effetti chiaroscurali hanno un ruolo unico nella pittura romantica dell’epoca. Blechen è uno dei coloristi più grandi della prima metà dell’Ottocento“ (3). Elementi e riferimenti che andremo a sviluppare, ma già sufficienti a delineare la sua statura artistica e una particolare sensibilità, che lo ha portato a dipingere nel 1834 Il Laminatoio presso Eberswald (4), uno dei primi paesaggi industriali della pittura con il fumo inquinante che esce da una ciminiera. Un’immagine dal significato fortemente moderno, anticipatrice degli sconvolgimenti ambientali che arrecherà la rivoluzione industriale.

Laminatoio presso Eberswald, Alte Nationalgalerie, Berlin
Laminatoio presso Eberswald, Alte Nationalgalerie, Berlin

L’arte di Blechen è stata connotata essenzialmente da due apporti ambientali e culturali molto differenti fra loro, che lo hanno avvicinato in modo diverso a vedere e sentire il paesaggio, uno profondamente nordico e l’altro luminosamente mediterraneo, il cui punto di demarcazione è costituito proprio dal soggiorno italiano. Dopo questo periodo, oltremodo fecondo, non si è adagiato a ripetere le stesse composizioni con il medesimo linguaggio, bensì ha ripreso a interpretare il mondo contemporaneo della sua Germania, giungendo ancora una volta ad esiti straordinari.

L’età romantica in Germania

Quando Blechen cominciò a studiare all’Accademia di Belle Arti di Berlino e poi nella classe di paesaggio di Peter Ludwig Ludtke , tra il 1822 e il 1824 (5), la cultura europea era ancora attraversata dal grande confronto tra i fautori del tradizionale Classicismo e quelli del Romanticismo, le cui idee , prima di altre nazioni, si diffusero in Germania e indirizzarono tutta una generazione di artisti e di intellettuali verso nuove frontiere dello spirito e della ricerca filosofica, estetica, critica. Tra le due correnti però non vi furono nette contrapposizioni, perché ritroviamo di frequente istanze di entrambe che convivono nelle opere, in modo più o meno prevalente. Nei primi dell’Ottocento fu promossa in Germania un’azione di forte recupero dell’identità nazionale e quindi del suo passato, con la riscoperta delle sue radici e origini. In questo contesto J. G. Herder (1744-1803) dette un particolare impulso alla rivalutazione del Medioevo che        “secondo lui coincideva con il Gotico e nello stesso tempo con il germanico“ (6). Si dischiuse un nuovo mondo di indagine e una nuova concezione storica, che superò le rigide idee illuministiche e portò ad un diverso modo di sentire, anche se dell’età di mezzo a volte se ne ebbe una visione idealizzata. A Herder si deve inoltre l’incitamento a ricercare con attenzione il grande patrimonio popolare di canzoni, poemi, poesie, leggende e fiabe, che sarà raccolto da illustri esponenti del Romanticismo, come Clemens Brentano (1778-1842), Achim von Arnim, (1781-1831), J. J. von Görres (1776-1848), i fratelli Jakob (1785-1863) e Wilhelm Grimm (1786-1859) (7).
Per la prima volta in modo programmatico si riconosceva alla cultura del popolo, delle classi subalterne si dirà in seguito, dignità e importanza storica, al pari di quella dotta. Altri contributi determinanti per la crescita della formazione romantica nei giovani artisti furono il testo di Wilhelm Heinrich Wackenroder (1773-1798) “Effusioni del cuore di un monaco amante dell’arte“ del 1797 e l’opera letteraria di Ludwig Tieck (1773-1853) del 1798 “Le peregrinazioni di Franz Sternbald“. Nel primo, con l’elogio della virtuosa società medioevale, piuttosto idealizzata, si sostiene l’importanza fondamentale della religione nell’ispirazione artistica e si esplicita uno struggente desiderio d’Italia. Nel secondo si manifesta  “il sentire romantico“ e “il forte desiderio di peregrinare attraverso la natura“ , in cui il paesaggio, accanto alla pittura religiosa, è visto come soggetto pittorico autonomo (8). Il Medioevo, aspetti della vita popolare, il viaggio come scoperta della natura e di sé, il richiamo dell’Italia, il valore estetico del sentimento, la ricerca della libertà interiore ed artistica saranno temi ricorrenti nell’arte di Blechen, come di tanti altri letterati e pittori tedeschi.

Philipp Veit - Subiaco, Il convento di San Francesco con i monti affilani
Philipp Veit - Subiaco, Il convento di San Francesco con i monti affilani. Nel Wallraf-Richartz-Museum di Koln figura genericamente come paesaggio appenninico.

 Ma per comprendere meglio le ragioni dell’intensificarsi del vasto fenomeno noto come Grand Tour, che già dalla fine del Settecento fece giungere nella penisola italiana numerosi artisti d’oltr’Alpe, attratti dalla bellezza del paesaggio mediterraneo, dalla solennità delle rovine romane, dalle ardite architetture medioevali, specie se inserite in un contesto naturalistico aspro e selvaggio, dalle opere d’arte degli antichi maestri della pittura, dobbiamo aggiungere altre motivazioni e, seppure in sintesi, ricordare la condizione delle arti figurative in Germania nella seconda metà del Settecento. L’educazione artistica dei giovani era affidata a polverose Accademie d’Arte che propugnavano “soggetti classici, tutti ad imitazione dello stile neoclassico internazionale, allora imperante, basato – per ciò che riguardava la Germania - soprattutto sulla maniera e sui precetti del Mengs ” (9). Inoltre “ l’insegnamento veniva attuato per mezzo di incisioni (dagli antichi maestri) e calchi in gesso dall’antico, che dovevano essere copiati minuziosamente“ (10). Si curava l’abilità tecnica piuttosto che la creatività e ben presto si arrivò ad una aperta ribellione nei confronti della tradizione accademica, a cominciare da quegli studenti che formeranno il gruppo de I Nazareni, operosi a Roma nella seconda e terza decade del XIX sec.. Pertanto dovette essere davvero dirompente la teorizzazione dei fratelli August (1767-1845) e Friedrich Schlegel (1772-1829) che proclamava “la più assoluta libertà creativa dell’artista, svincolata da regole e precetti del passato, già rivendicata dal movimento dello Sturm und Drang ( impeto e groviglio di sentimenti), come “ prorompente novità rivoluzionaria “ nei confronti dell’Illuminismo. Gli esponenti del movimento avevano rifiutato le regole accademiche e posto l’accento sulla Natura, e così al posto della mimesi subentra l’invenzione personale, l’oggettivo viene sostituito dal soggettivo, il gusto artistico viene scalzato dal genio“ (11). Inoltre svolsero un decisivo ruolo di emulazione verso i giovani artisti, desiderosi di affinare la formazione estetica e culturale, i grandi pittori e letterati, che tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento giunsero in Italia e con le loro opere fecero conoscere maggiormente la variegata natura della penisola e il suo straordinario patrimonio storico-artistico.

C. Blechen, Laghetto di San Benedetto,1829
n 888 Subiaco, Laghetto di San Benedetto,1829

È sufficiente qui ricordare, per restare in ambito tedesco, alcune personalità che hanno lasciato importanti testimonianze di sé nel nostro territorio laziale, come: J. W. von Goethe (1749-1832), K. G. Küttner (1755-1805) (12), J. W. Mechau (1745-1808), J. C. Reinhart (1761-1847) (13), J.A.Koch (1768-1839), F. L. Catel (1778-1856), F. Nerly (1807-1878), F. Horny (1798-1824), P. Cornelius (1783-1867), J. G. von Dillis (1759-1841).

La produzione pittorica di Blechen fino al 1828

L’arte di Blechen fin dagli esordi è pervasa dai nuovi fermenti romantici, che trovarono terreno fertile nel suo carattere inquieto, libero e incline ad una continua ricerca estetica, tanto da volersi dedicare, a partire dal 1827, soltanto al suo più profondo modo di esprimersi, svincolato da ogni dipendenza lavorativa, seppure prestigiosa. Basti pensare al suo lavoro di scenografo nel teatro reale della città di Berlino fra il 1824 e il 1827, avuto per interessamento dell’architetto e pittore Friedrich Schinkel (1781-1841) (14). Un’esperienza di limitata durata, ma importante, che ritroviamo periodicamente nell’impianto spaziale di certe composizioni architettoniche e paesistiche. Nella sua crescita artistica fu determinante l’incontro a Dresda nel 1823 con i due grandi paesisti romantici Johan Christian Dahl (1788-1857) e Caspar David Friedrich ( 1774-1840), dei quali comprese la rivoluzionaria lezione pittorica e inizialmente ne subì l’ influenza, pur con accenti molto personali. Ben presto, lavorando in aperta natura, sviluppò uno stile proprio, che lo fece distinguere       “come uno dei pittori più eccellenti del periodo romantico“ (15 ), sensibile agli apporti letterari e agli effetti spettacolari. Di C. D. Friedrich ammirò il maestoso paesaggio crepuscolare e visionario , in cui l’artista esprime i propri stati d’animo, oscuri e perfino angoscianti, (16 ), ma nella condivisione dei motivi pittorici legati alla raffigurazione di angoli reconditi di luoghi montani, di ruderi di monasteri gotici, Blechen fu più interessato al dato naturalistico che a quello simbolico e soprattutto le forme e i volumi sono resi con una stesura pittorica più libera ed emozionale. Da J. C. Dahl apprese il valore della sintesi formale e dei fenomeni atmosferici e luminosi in senso totalmente naturalistico, che di lì a poco caratterizzeranno fortemente l’evoluzione della sua arte. Inoltre importanti esperienze di viaggio di entrambi i maestri dovettero esercitare su di lui un influsso, che lo spinse a raggiungere le stesse mete, per studiare dal vero i luoghi che li ispirarono. Nel 1828 soggiornò nell’isola di Rügen, dove esattamente dieci anni prima Friedrich aveva dipinto uno dei suoi capolavori “Scogliere bianche a Rügen“ e subito dopo intraprese il viaggio in Italia e nel napoletano, dove visse periodicamente Dahl tra il 1820 e il 1826 (17). Pittura e vita si intrecciano, conoscenza e avventura si completano, in una perenne ricerca artistica ed esistenziale. Tra le opere di questo periodo ricordiamo: Il monte Gorge in inverno del 1825, Selva in una gola del 1825, così vicina a quella che vedrà nell’alta valle dell’Aniene e Rovine di una chiesa gotica del 1826.
Il quadro L’accampamento dei Senoni del 1828, “oggi smarrito, segna una svolta nell’opera di Blechen e nella pittura di paesaggio tedesca in generale: è la prima volta che le tendenze naturalistiche superano quelle romantiche“ (18).

Il viaggio in Italia

Quando giunse in Italia nell’autunno del 1828, dove resterà per tredici mesi, visitò le città di Trento, Verona, Padova, La Spezia, Venezia, Terni, Firenze, Roma e dintorni, Napoli, Pompei, Salerno, Amalfi, Capri, Ischia, seguendo un itinerario ben noto, sulla scia di quegli artisti europei alla ricerca di nuove esperienze visive, umane e culturali. In Italia infatti i pittori non solo svilupparono un nuovo modo di dipingere a contatto del paesaggio inondato di calda luce mediterranea, ma respirarono un clima nuovo, che rasserenava e favoriva un diverso approccio nei confronti della vita e della realtà. Ecco allora che sbocciarono nuove rappresentazioni della luce, nuovi stili espressivi, nuove interpretazioni del reale e non di rado geniali soluzioni pittoriche, come fu per Blechen. Egli in breve tempo portò a compimento il suo nuovo linguaggio artistico fedele alla natura e, come sottolinea il Novotny, “l’abilità dell’abbreviamento pittorico è portata ad un punto estremo e questo è il motivo per cui Gottfried Schadow chiamò il suo giovane connazionale un “ pittore di schizzi incomparabile“ (19). In lui il colore come rappresentazione della realtà, come mezzo espressivo, come elemento compositivo si colloca sull’ esempio dei grandi maestri contemporanei, Constable e Corot, in primo luogo. “Solo Corot vide il paesaggio italiano nella stessa maniera puramente painterly” (20). Nei paesaggi di Blechen si respira un’aria nuova, c’è una freschezza di esecuzione affascinante, resa con la mobilità di un segno grafico o pittorico come poche volte si era visto e la luce corre libera, splendente e ammaliante. Le sue vedute, estremamente moderne per la composizione e a volte per il taglio quasi fotografico, superano la iconografia romantica e in qualche modo anticipano con l’aderenza al dato oggettivo la futura corrente del Realismo. Ed infatti Blechen fu cerniera tra le istanze del Romanticismo e quelle del Realismo, senza però spingersi oltre. Durante il viaggio in Italia realizzò una quantità considerevole di schizzi, spesso con preziose annotazioni di date e luoghi, che gli servirono, una volta tornato in patria, per eseguire i quadri ad olio. Questa trasposizione del soggetto, dall’impatto emotivo con il vero all’interno dello studio, non sempre produrrà le stesse soluzioni vibranti e innovative, perché in genere si avverte non solo una ripresa della lezione romantica, ma a volte un controllo formale, che è assente nei disegni. Pur essendo stato soprattutto un pittore di paesaggi, Blechen non ha tralasciato di dipingere la figura umana, che di frequente è inserita con funzione narrativa in uno scenario naturale o architettonico. Un elemento non secondario nella definizione di un contesto culturale, ambientale e sociale. I suoi personaggi si muovono nella loro realtà di tutti i giorni e ci restituiscono importanti aspetti della vita quotidiana del tempo, con i lavori, i passatempi, le tradizioni religiose e popolari, i costumi etnici, le occupazioni giornaliere. In questa fase produsse numerosi capolavori, molto apprezzati da diversi suoi estimatori, tra cui citiamo: Pastori vicino Narni del 1830, Il Golfo di La Spezia del 1829-’30 circa, Il Giardino di Villa d’Este a Tivoli del 1832 e sempre di quest’anno è la stupenda  Cascata a Tivoli .

L’ultimo periodo

Dal 1831 al 1835 fu professore di paesaggio nell’Accademia di Berlino e nel 1833 iniziò a viaggiare a più riprese nelle montagne e foreste dello Harz (21).
Prima che il suo stato nervoso e mentale cedesse definitivamente Blechen, come abbiamo accennato, volle continuare a cercare altri stimoli e motivi pittorici da ritrarre, per rispondere sempre al suo bisogno di esternare le pieghe più intime del suo mondo interiore. Accanto ai temi più cari, che si fecero sempre più “cupi e inquietanti“ (22), nel 1838 ritrasse cortili visti dal retro e giardini di Berlino. In questa fase “Elabora una semplificazione estrema, specie nei soggetti così semplici, come quelli che gli impressionisti più tardi adotteranno nel loro programma“ (23). La “Veduta di case con giardini a Berlino“ del 1838 ne è un esempio.

Il viaggio nella valle dell’Aniene da Tivoli ad Olevano

Blechen quasi certamente aggiunse alle sue peregrinazioni italiane l’itinerario che portava da Tivoli ad Olevano Romano, passando per la valle dell’Aniene, perché richiamato dalle opere dei pittori tedeschi che qui vennero prima di lui e amarono questi luoghi.

902 - Subiaco, Il fiume Aniene con vista della chiesetta di S. Antonio (1829)
902 - Subiaco, Il fiume Aniene con vista della chiesetta di S. Antonio (1829)

 

Il paesaggio fu il tema dominante che accomunò tante sensibilità diverse di artisti, conquistati dalla varietà delle bellezze naturali, a tratti aspre, ma anche dolci e accoglienti, dai piccoli paesi sui cocuzzoli montani, dai tanti conventi, monasteri, chiesette risalenti al Medioevo, ma anche dalle testimonianze classiche . Inoltre ad Olevano si era già formata una colonia di artisti tedeschi, che nel corso dell’Ottocento e fino ai giorni nostri crescerà considerevolmente di numero e sarà centro culturale importantissimo nel campo delle arti visive. Nel territorio dell’alta valle dell’Aniene Blechen fu attratto dall’arroccato paese di Cervara di Roma e da Subiaco con i suoi dintorni. Si soffermò ad annotare sul suo taccuino di viaggio tutti quei soggetti che già sentiva intimamente prima di partire dalla Germania, le forre, le valli, i boschi, i monti, i complessi architettonici religiosi, ma anche le solitarie cappelle, gli scorci dei paesi con gli anonimi vicoli e con scene di vita quotidiana , ora rivissuti in modo diverso di fronte ai sussulti dell’anima.

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1835 Cervara, filatrici

Nei disegni della primavera del 1829 emerge nettamente l’avvenuta trasformazione stilistica raggiunta con l’abbandono alla pura emozione visiva. Il segno è agile, sinteticamente descrittivo e l’intensa luminosità avvolge le forme chiare e fluide, come sospese nel tempo. Tanto per citare qualche disegno ricordiamo il modernissimo e delizioso Vicolo a Cervara del marzo 1829 (24) (vedi foto 1 con l’abbinato disegno), I giocatori di bocce a Subiaco (vedi n 887) (25), la serie di cappelle lungo la salita che porta ai monasteri benedettini, su cui torneremo, Il monastero di San Benedetto del 1829 (vedi n 922), reso in modo efficace con pochi tratti nervosi, che mettono in risalto l’ambiente impervio in cui è inserito ed inoltre  il prezioso dipinto delle filatrici di Cervara.

883 - Subiaco, monastero di Santa Scolastica, 1832 ca.
883 - Subiaco, monastero di Santa Scolastica, 1832 ca.

 Spesso predilige vedute dal basso, come nei bellissimi dipinti “Forra dell’ Aniene con il monastero di Santa scolastica presso Subiaco“ (vedi n. 883) e “Il monastero di Santa Scolastica presso Subiaco“ (vedi n 886 e il disegno n 940), e con giustapposizioni di luci e ombre imprime dinamismo alla fuga verticale, dal vicino piano inferiore fino al cielo. L’imponenza della natura, resa magistralmente, sovrasta e sembra annullare la solitaria e impercettibile presenza dell’uomo, che, pur in un senso di estraniazione o di smarrimento, forse riesce a trovare un’ancora di salvezza nei luoghi della fede, abbarbicati su orridi precipizi.

Di frequente nella produzione di questo periodo opera una sorprendente semplificazione formale con larghe campiture tonali e certe sintesi coloristiche e grafiche, espresse negli studi, sono straordinariamente vicine alla nostra sensibilità, tanto da suggerire esempi di astrazione del reale ante litteram. Sappiamo dai suoi disegni, che all’occorrenza datava e localizzava, che è a Tivoli il 1 marzo 1829, interessato alla Villa d’Este, alle spettacolari cascate dell’Aniene e alle antiche architetture romane. Sempre nel mese di marzo dello stesso anno raggiunge il piccolo paese di Cervara e Subiaco, successivamente arriva ad Olevano, come attestano numerosi disegni recanti l’annotazione “andando da Subiaco verso Civitella“ (Bellegra) e uno schizzo della inconfondibile rocca dei Colonna (26).

1829 verso Civitella
n 906 - annotazione in basso "andando da Subiaco verso Civitella" 1829
paesaggio presso Civitella ,1829
n 907 - annotazione in basso "bey Civitella 1829"

Da una data posta su di un disegno sappiamo che il 2 maggio del 1829 è a San Cosimato, nei pressi di Vicovaro, per ritrarre il sito e scorci dell’antico convento francescano a strapiombo sul fiume Aniene, ma non disponiamo di altre notizie per precisare questo sopralluogo Per avere un quadro abbastanza dettagliato dei suoi spostamenti e dei lavori riferiti a questi luoghi geografici, si riporta fedelmente un interessante elenco numerato, tratto dalla monografia del 1911 del prof. G. J. Kern, con alcune piacevoli sorprese (27). Esso si presta ad utili confronti e relazioni fra le opere e fornisce importanti informazioni sulle tecniche usate, sui supporti adottati, sulle misure di altezza e larghezza e in parte sul luogo di conservazione (28).

883
Il monastero di S. Scholastica presso Subiaco. Svettante sopra una gola di montagna. Sotto, paesani. Tela, olio, alto 61, largo 51 cm. Dr. Arthur Ebering, Magdeburg.
884
Il monastero di S. Scholastica presso Subiaco. Lavoro preparatorio per 883. Carta su cartone, olio, alto 27, largo 18,5 cm. Akad. 348
885
Il monastero di S. Scholastica presso Subiaco. Annotazione: “ S. Scholastica ”. Carta giallina, lapis, alto 28,2, largo 21 cm. Dalla collezione G. von Decker. Prof. Dr. G. J. Kern, Berlino.
886
Il monastero di S. Scholastica presso Subiaco.
Ai piedi del dirupo, su cui è situato il monastero, un pastore con il gregge. Per questo, è stato utilizzato il disegno nr. 940, N. G. 184. Tela, olio, alto 120, largo 77 cm. Dr. Freiherr v. d. Heydt, Ascona. Il quadro si trova in prestito alla Hamburger Kunsthalle.
887
Giocatori di bocce a Subiaco. Annotazione: “ Subiaco ”. Carta, olio, a. 16,9, l. 20,6 cm. N. G. 219
888
San Benedetto presso Subiaco. Schizzo incompiuto. Sotto in primo piano, cascata con lago, sopra lontano edifici assolati. Carta su cartone, olio, a. 16,9, l. 20,6 cm. Akad. 308
889
Paesaggio montano con chiesa “la Maddalena”. Sulla strada da Subiaco per Cervara. Nr. 903. Carta su cartone, a. 20,9, l. 32,8 cm. Akad. 225
891
Processione di monaci in un monastero italiano.
Probabilmente a Subiaco. Per gli edifici è stato utilizzato il disegno a seppia, nr. 893. olio, a. 34, l. 41 cm. Città di Cottbus.
892
Interno di monastero ( a Subiaco ? ). Animato da monache e un monaco. Legno, olio, a. 17, l. 22 cm. Città di Cottbus.
893
Interno di un monastero. Con immagine della Madonna. Probabilmente a Subiaco,  paragona con il N° 891. Segnato indicando l’immagine della Madonna: “ Inscrizione: Maria Mater Graziosa [e] Mater Misericordiae ”. Seppia. N. G. 1140.
895 – 921
Ventisette fogli sciolti da un libro dei schizzi di Subiaco e dintorni. Misure 30 x 20,5 cm, filigrana: stemma del papa Pio VI, e “ Subiaco ”. Per lo più a lapis o a penna, occasionalmente a seppia.
896
Esterno di un monastero. Probabilmente a Subiaco. Seppia. N. G. 97
897
Monastero nella valle. Annotazione: “ S. Francesco a Subiaco ”. N. G. 186 (29).
898
Paesaggio montano. Annotazione: “ presso Subiaco ”. N. G. 1112.
899
Paesaggio montano. Con ingresso ad un terreno. Annotazione: “ a Subiaco 1829 ”. N.G. 179.
900
Montagna. Con vitigno in primo piano. Annotazione: “ bey Subiaco 1829 ”. N.G. 183
901
Strada. Con case e muri. Annotazione: “ Subiaco ”. Seppia. N.G. 185
902
Paesaggio fluviale. Annotazione: “ Subiaco ”. Akad. 94 (30).
903
Piccolo monastero solitario presso Subiaco. Annotazione: “S. Magdalena”. Paragona con il N° 889. Seppia. N.G. 1062.
904
Piccola valle. Annotazione: “ Andando da Subiaco verso Civitella ”. N. G. 106.
905
Paesaggio. Con cima montana boschiva. Annotazione: “ Andando da Subiaco verso Civitella ”. N. G. 1110.
906
Una gola. Si estende da sinistra davanti a destra in fondo. A destra un uomo seduto, con sopra al bordo pagina una casa. Annotazione: “ Andando da Subiaco verso Civitella ”. Julius Kähler, Hamburg.
907
Cima di montagna. Annotazione: “ bey Civitella 1829 ”. Seppia. N. G. 127.
908
Alberi. Annotazione: “ Tra Subiaco e Cerbara ”. Seppia. N. g. 180.
909
Cittadina di montagna. Annotazione: “ la Cerbara ”. Seppia. N. G. 1111.
910
Gruppo di case. Annotazione: “ Cerbara ”. Seppia. N. G. 1108.
911
Chiesa. Annotazione: “ Cerbara ”. Seppia. N. G. 1109.
912
Cortile con scala e loggia. Annotazione: “ Cerbara Marzo 1829 ”. Seppia. N. G. 125.
913
Una contadina. Tre studi di costumi. Annotazione: “ La Cerbara ”. N. G. 748.
922-929
Otto fogli sciolti da un grande libro di schizzi di Subiaco. Misure 25,5 x 40,2 cm. Filigrana: incudine ? Lapis, in parte Seppia.
922
Monastero sul pendio di montagna. Annotazione: “ S. Benedetto ”. Seppia. N. G.121.
923
Complesso di monastero, sovrastato da una torre. Annotazione: “ S. Scholastica ”. Seppia. N. G. 177.
924
Monastero su una collina. Annotazione: “ S. Francesco a Subiaco ”. Seppia. N. G. 187.
925
Valle ripida con monastero S. Benedetto. N. G. 1077.
926
Pendio con monastero S. Scholastica. N. G. 1096
927
Vallata con alberi in primo piano. N. G. 1092 (a Subiaco?)
928
Paesaggio montano esteso. Annotazione: “ presso Subiaco ”. Seppia. N. G. 1093
929
Strada nel bosco. N. G. 1257 (Subiaco?)
930
Volta in antica rovina a Tivoli. Annotazione: “ Tivoli 1 März ”.
931
Grotta nelle rovine. Annotazione: “ Tivoli 1 März ”.
933
Due Cipressi alti. Davanti a parete rocciosa con porta e finestrella. Annotazione: “ S. Cosimato 2 May 29 ”. Seppia ( sono citati altri 5 disegni riferiti al luogo).
938
Strada. A sinistra, dirupo e retro di una casa. Annotazione: “ Subiaco ”. Penna. Seppia. N. G. 188
939
Cappella. Da est, in primo piano. Montagne in lontananza. Annotazione: “ Subiaco ”. Penna. Seppia. N. G. 182.
940
IL monastero S. Scholastica presso Subiaco. Lavoro preparatorio per il quadro N° 886. Annotazione: “ Scholastica ”. Seppia. N. G. 184.
968
Strada in salita. Vista dalla curva, a sinistra cappella. Probabilmente salita all’ Epomeo. Penna, seppia. N. G. 100.
969
Strada in salita. Nello stesso paesaggio montano del N° 968. A destra, angolo di una casa. Penna, seppia. N. G. 102.
970
Strada in salita. Nello stesso paesaggio montano del N° 968. Penna, seppia. N. G. 104.
971
Strada in salita. A destra, cappella. Seppia. N. G. 112

Chiarimenti e precisazioni su alcuni luoghi dei disegni citati nell’elenco

Non mi è stato possibile reperire altra documentazione fotografica delle opere sopra riportate per procedere ad una più allargata rilettura topografica, ma già quella in possesso mi permette di correggere o di precisare alcuni luoghi, che nell’inventario sono inesatti o suscettibili di specificazioni. (30).

Subiaco, giocatori di bocce
n 887 - 1829, giocatori di bocce - annotazione in basso a s. "Subiaco"

n 887
Lo scorcio di Subiaco, così come è stato rappresentato, non corrisponde ad alcun punto di vista possibile del paese, perché gli elementi che lo compongono non risultano organici. Molto probabilmente è raffigurata l’attuale Piazza del Campo con la distrutta chiesa di San Sebastiano sullo sfondo, anche se con particolari un po’ diversi rispetto alla più recente documentazione fotografica, ma è l’estranea presenza dello scuro arco che disorienta, non potendo avere quella collocazione. Tuttavia se si lascia per buona tale ipotesi, la soluzione, avvalorata pure dal fatto che il luogo sembra indicare una piazza e che la forma della montagna è molto simile al profilo che si vede da questa prospettiva, si potrebbe ricercare in un’aggiunta da parte del pittore, non del tutto inventata. Se ci si mette nello stesso sito si scorge alle spalle, in fondo alla strada, un arco, che Blechen potrebbe aver utilizzato per accentuare il contrasto luminoso, a lui caro.

n 891

C Blechen, processione a Cervara di Roma
n.891-Cervara, processione nella odierna via G.Verdi

 

 

Foto n 2, Cervara Via G. Verdi
Foto n 2, Cervara, Via G. Verdi

 

 

 

 

 

Contrariamente a quanto supposto, rispetto al luogo della raffigurazione, la scena non è inserita in un monastero italiano, né tanto meno si riferisce a Subiaco, perché la processione con il crocione, tradizionale nella valle dell’Aniene, si svolge in un passaggio coperto della attuale Via G. Verdi di Cervara. Oggi dei due finestroni ad arco sulla sinistra del dipinto ne resta solo uno, anche se dell’altro sono ben visibili i conci murati nella parete. La stessa cosa di rimando vale per il n 893, avente lo stesso soggetto ( vedi foto n 2 con l’abbinato disegno ).

892 - Subiaco, Atrio di San Gregorio nel monastero di San Benedetto (1829)
892 - Subiaco, Atrio di San Gregorio nel monastero di San Benedetto (1829)

n 892
L’interno del dipinto si trova nella chiesa inferiore del Sacro Speco di Subiaco e precisamente è l’atrio della cappella di San Gregorio e corridoio di Santa Chelidonia.
Blechen per esigenze spaziali ha sostituito il pilastro esistente con la colonna.

I n  968, 969, 970, 971,
Sono catalogati con il titolo generico di cappella  o  in un paesaggio montano, mentre raffigurano le cappelle che si incontrano salendo per la vecchia mulattiera che conduce ai monasteri benedettini di Subiaco, a partire dai ruderi della nota villa di Nerone.
In particolare il n 968, lungi dall’indicare l’Epomeo, il monte più alto di Ischia, raffigura la cappella di S. Maria dell’oro con il ripido pendio del monte Francolano, localmente detto La Crocetta. Il n 969 fa vedere la cappella di S. Crocella con lo stesso monte dietro e a destra del disegno non appare una casa, bensì un angolo dell’abbazia benedettina di Santa Scolastica. Da notare che il piccolo edificio compare nel disegno preparatorio e nel quadro ad olio in alto a destra ( si vedano i n 886 e 940). Il n 970 inquadra la salita con lo scorcio della piccola cappella di San Clemente in fondo. Il tutto ambientato nella caratteristica valle dell’Aniene , con la riconoscibile sommità del monte Francolano a forma di naso, il n 971 rappresenta sul lato destro la stessa piccola cappella di San Clemente, adiacente ai ruderi neroniani. ( vedi foto n 3, 4, 5, 6 con gli abbinati disegni ).

Rileggere attentamente il passato per comprendere meglio il presente e conoscere la ricchezza delle tante storie locali è di fondamentale importanza, soprattutto per le nuove generazioni, come è dovere esprimere riconoscenza verso uomini geniali che ci hanno lasciato preziose opere, da custodire e valorizzare.

Autoritratto 1936
Autoritratto 1936
autoritratto
autoritratto

No t e

1- Carl Eduard Ferdinand Blechen nacque nel 1798 a Cottbus e morì nel 1840 a Berlino. Il primo nome si trova scritto anche come Karl.
2- F. Novotny, Painting and Sculpture in Europe 1780-1880, p. 221 Penguin Books 1971. La traduzione dal testo inglese è di John O’ Shannassy o.s.b.
3- D. Riccardi, Olevano e i suoi pittori, p. 276 Pieraldo Editore, Roma 2004.
4- R De Grada, Storia della pittura dal IV al XX secolo,vol. IX p. 124 Istituto Geografico De Agostini, Novara 1983.
5- D. Riccardi, op. cit., p. 276.
6- K. Andrews, I Nazareni, p. 11 Fratelli Fabbri Editori, Milano 1967.
7 Tra i molteplici lavori citiamo: “ Il corno magico del fanciullo “ del 1806-1808, una raccolta di canti popolari tedeschi attinti dalla viva voce del popolo, frutto della collaborazione tra Arnim e Brentano; “ Fiabe per bambini e famiglie “ , pubblicate la prima volta nel 1812 ad opera dei Fratelli Grimm e le ricerche sugli antichi costumi scomparsi condotte da Görres.
8- D. Riccardi, op. cit., p. 73.
9- K. Andrews, op. cit. p. 9.
10- Ibidem, p. 10.
11- D. Riccardi, op. cit., p. 73.
12- D. Riccardi, Gli artisti romantici tedeschi del primo Ottocento a Olevano Romano, p. 20 Electa 1997. K. G. Küttner scrisse le sue Peregrinazioni attraverso i Paesi Bassi, la Germania, la Svizzera e l’Italia del 1796. Così riferisce in un viaggio del 1794 “ L’intera striscia di territorio da Tivoli e Subiaco e da lì fino a Palestrina, se la si considera dal punto di vista pittorico, fa parte delle più belle che io in Italia abbia visto…”.
13- G. Prosperi, Il culto romantico del paesaggio sublime, pp. 65, 67 Tipografia Mancini 2007. Mechau e Reinhart nel 1793 a Subiaco hanno ritratto in incisioni a bulino la gola dell’Aniene con il monte Francolano quasi dallo stesso sito, ubicato nei pressi dell’attuale ponte di San Mauro.
14- Cfr. Wikipedia. Org.
15- D. Riccardi, op. cit., p. 276.
16- “ Il pittore non deve soltanto dipingere ciò che vede davanti a sé, ma anche ciò che vede in sé. Se però in sé non vede nulla, tralasci pure di dipingere ciò che vede davanti a sé ”, da un  aforisma di Friedrich. Helmut Börsch- Supan, L’opera completa di Friedrich, p. 6 Rizzoli Editore, Milano 1976.
17- J. C. Dahl nell’estate del 1820 e i primi mesi del 1821 soggiornò nel Golfo di Napoli e qui eseguì in compagnia di F. L. Catel studi all’aria aperta. Thieme Becker, 1966, vol. VIII p. 271.
G. J. Kern, Karl Blechen, sein leben und seine werke p. 73 Berlin 1911.
Il pittore F.L.Catel (Berlino 1778-Roma 1856) dal 1811 scelse di risiedere a Roma, attratto dal paesaggio mediterraneo e dalle sue vestigia medioevali e classiche. Nelle sue peregrinazioni ebbe modo, come Blechen, di venire nella Valle dell'Aniene, dove dipinse : Vicino a Subiaco  verso Santa Scolastica; Vicino a Subiaco verso Rocca Canterano. Di ciò ci informa Coriolano Belloni, Subiaco e i suoi pittori, pag. 12
18- D. Riccardi, op. cit., p. 276.
19- F. Novotny, op. cit., p. 222.
20- F. Novotny, op. cit., p. 222. Il grande pittore francese J. B. Camille Corot ( 1796-1875 ) è in Italia la prima volta nel 1825-1828. A Subiaco dipinge nell’agosto 1827 Monastero di S. Benedetto e Presso Subiaco e ad Olevano, nel 1827 e 1828, esegue una serie di disegni e dipinti. C. Belloni, I pittori di Olevano, p. 61 Istituto di Studi Romani 1970
21- Cfr. Wikipedia. Org
22- D. Riccardi, op. cit., p. 276.
23- F. Novotny, op. cit., p. 224.
24- D. Riccardi, Gli artisti romantici tedeschi del primo Ottocento a Olevano Romano, pp. 194,195 Electa 1997. L’autore indica come numero di inventario (vedi nota 25) il 996 e riporta l’annotazione del pittore scritta in alto a destra del disegno“ Cerbara marzo 1829). Un altro disegno a seppia recante la descrizione “Cortile con scala e loggia” e la stessa annotazione compare al n 912 dell’elenco presente in questo articolo. Due scorci diversi?
25- Ibidem, p. 196, “ Questo gioco deve averlo veramente interessato, se in sei piccoli studi ha raffigurato le varie posizioni e movimenti del corpo per lanciare una boccia “. Le opere numerate dall’883 al 971 si riferiscono all’ inventario elencato a fine testo e tradotto dal Kern, le altre immagini sono indicate diversamente.
26- D. Riccardi, op. cit., pp. 125-126 “… sosta a Olevano, dove abita nella Casa Baldi (ne è la prova lo schizzo a matita nel taccuino di Braunschweig che raffigura la rocca dei Colonna come la si vede dalla terrazza di quella locanda )...” scende poi “ in direzione di Genazzano e Palestrina.” Per ulteriori notizie sulla Casa Baldi si veda C. Belloni, I pittori di Olevano, pp.
21-25 Istituto di Studi Romani 1970.
27- G. J. Kern, op. cit., pp. 282-294.
28- La traduzione di tutti i testi in lingua tedesca, compreso l’elenco pubblicato, è dell’artista internazionale Birgitt Shola Starp, residente ad Articoli Corrado.
29- Lo stesso soggetto è stato disegnato da Philipp Veit ( 1793-1877) e si trova a Colonia nel Wallraf-Richartz-Museum con il titolo generico di Apenninlandschaft (paesaggio appenninico) Il pittore fece parte della cerchia de I Nazareni e fu attivo a Roma e dintorni tra il 1815 e il 1830. Wallraf-Richartz-Museum, Sehnsucht nach italien, tav. 27 Colonia 1972-1973.
30- Il disegno raffigura un tratto del fiume Aniene che costeggia l’abitato di Subiaco. Al centro si vede la chiesa di Sant’Antonio, distrutta dai bombardamenti del 1944, mentre sul lato sinistra è ben visibile un fianco dell’imponente concattedrale di Sant’Andrea.
31- Un ringraziamento va al tipografo Enrico Piacentini per avermi fornito le fotografie dei disegni  probabilmente citati nell’ inventario con i n 888 e 901. Il primo raffigura il monastero di San Benedetto visto dal laghetto omonimo. Lo studio, pur in maniera abbozzata, ricalca la stessa veduta eseguita da J. A. Koch nel 1815. Il secondo con l’annotazione“Subiaco” mostra uno scorcio del paese visto dall’attuale Via Giovanni XXIII.